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Comunicato Stampa
Mercoledý 19 settembre 2018

L’anno scolastico, iniziato il 17 settembre, si è aperto con una novità di assoluto rilievo: lo sciopero indetto dalla CSU a sostegno dell’opposizione al decreto 10 luglio 2018 n. 83 da parte degli insegnanti di tutti gli ordini di scuola che vi hanno aderito in forma massiccia. Uno sciopero che ha incassato la solidarietà delle famiglie e della cittadinanza, preoccupate delle conseguenze negative che inevitabilmente le modifiche introdotte comporteranno sul sistema scolastico nel suo complesso.

Una decisione, quella dello sciopero, provocata anche dal metodo utilizzato per la presentazione del decreto in Consiglio, avvenuta a scuola chiusa, senza adeguato confronto con le organizzazioni sindacali e men che meno con il coinvolgimento del personale docente. Certamente nulla di nuovo sotto il sole, ma certo un metodo che la dice lunga sull’effettiva capacità e volontà di rinnovamento dell’attuale esecutivo.

Apparentemente innocuo, il provvedimento prevede invece interventi nell’immediato, specie in alcuni ordini di scuola (infanzia ed elementari) e per alcune discipline (educazione fisica), e comporta una riduzione di personale insegnante con conseguente riduzione di spesa pubblica, la cui entità non giustifica comunque le conseguenze negative che inevitabilmente ricadranno sulla qualità dell’offerta formativa. E’ soprattutto sulla base di queste considerazioni che si è avuta la giusta reazione di insegnanti e famiglie.

Effetti non certo positivi provocherà l’introduzione dell’art. 4, che, contemplando il “completamento dell’orario di servizio” per gli insegnanti di Scuola Media Inferiore e Scuola Secondaria Superiore, applica un ragionamento di tipo ragionieristico ad una funzione, quella docente, che non si limita alle sole ore di insegnamento; “dimenticando” fra l’altro che le unità di lavoro di durata inferiore ai 60 minuti non sono certo dovute a pressioni corporative degli insegnanti, bensì da precise scelte organizzative dei trasporti scolastici, adottate da decenni.

Gli interventi introdotti lasciano dunque intuire una visione dell’organizzazione del sistema scolastico, nelle sue varie articolazioni, diversa dall’attuale, senza esplicitarne però le linee future. Si può comprendere la necessità di operare aggiustamenti sul sistema, ma non è accettabile che si intervenga in maniera indifferenziata sulla scuola a colpi di decreto per veder erodere la qualità del nostro sistema scolastico.

Sarebbe perciò bene, auspicabile e veramente innovativo che, prima di qualunque decreto, il governo esplicitasse in forma chiara il suo progetto di Scuola per il Paese, che non può prescindere dal rispetto, dal coinvolgimento e dalla condivisione di chi nella scuola opera quotidianamente, nonché delle forze politiche e sindacali.

 

San Marino, 19 settembre 2018

                                                                                                                             L’Ufficio Stampa PSD

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