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PER UN NUOVO CICLO DI BANCA CENTRALE
Giovedý 28 settembre 2017

PER UN NUOVO CICLO DI BANCA CENTRALE CON NUOVI INDIRIZZI POLITICI

Con la nomina del nuovo Direttore di Banca Centrale si conclude, sperabilmente, un periodo di ripetuti fallimenti del governo in un ambito, quello bancario e finanziario, che innegabilmente già prima era in sofferenza e che necessitava di rimedi condivisi.

 

Cominciamo da Cassa: abbiamo dapprima assistito alla nomina di un Presidente del CdA di Cassa rinviato a giudizio, in contrapposizione con la tanto sbandierata legalità e trasparenza di cui cianciava la maggioranza. La contestuale individuazione del resto dei componenti di quel CdA, con ogni probabilità indicati dall’ex Direttore Savorelli. Questo doveva rappresentare l’avvio della nuova fase della Banca dei sammarinesi sulla base di un bilancio “veritiero” e un piano di sviluppo.

Il risultato è invece stato quello della scrittura dapprima di un bilancio talmente reale e trasparente da rendere inevitabile il commissariamento, per poi ravvedersi all’ultimo momento con la spalmatura del debito. Quindi un altro bilancio in sostanza: delle due l’una: o era inadeguato il primo oppure il secondo. Tale modifica ha indotto alle dimissioni l’intero CdA voluto dal Governo meno il Presidente, in dissenso con la nuova impostazione voluta dalla maggioranza.

Tale nuova impostazione ha reso inutile anche il progetto di sviluppo di Cassa, costato 200 mila euro ed ero sostanzialmente inapplicabile, sia perché i numeri su cui è stato basato sono cambiati, sia perché non rimarrà nessuno tra quelli che lo hanno elaborato a difenderlo, visto che si sono dimessi.

Nel frattempo il caos gestionale su Cassa ha quasi fatto annullare la sua liquidità.

Volgiamo ora lo sguardo a Banca Centrale: mai un governo si è tanto scudato affidando a quell’organismo potere e fiducia. Mai si è tanto sostenuto l’importanza dell’autonomia Banca Centrale per difendere il suo operato. Per poi accorgersi, dopo mesi di avvisi dell’opposizione, che le scelte di sistema erano sbagliate, contrarie alla tutela del sistema, controproducenti anzi. A cominciare dalla gestione del commissariamento di Asset: lo dice addirittura un’ordinanza di un giudice.

Solo all’ultimo momento, poco prima che da Banca Centrale si arrivasse alla decisione di commissariare addirittura Cassa - questo lo scopo di un bilancio che esprimeva il buco mostruoso di 534 milioni di euro - il governo corre ai ripari con un provvedimento che il Fondo Monetario riterrà allucinante: un decreto che esautora Banca Centrale del potere di commissariare, affidandolo al CCR.

Il governo si è nascosto dietro al dito dell’autonomia di Banca Centrale fino a che il dito esposto dal Direttore non ha dato la scusa per il suo licenziamento.

La gestione delle nomine è stata talmente fallimentare che anche quella del nuovo Direttore ha prodotto delle dimissioni, addirittura di un componente di maggioranza, che nella stessa seduta vota il nuovo Direttore poi si dimette: una cosa inaudita.

Come inaudita, e alla faccia della trasparenza e del non conflitto di interessi da sempre sostenuto da AP, il loro componente di Banca Centrale passa dal Consiglio Direttivo di Banca Centrale, il controllore, a Presidente del CdA di Cassa, ente controllato da BCSM. Non fosse questo già sufficientemente assurdo, prima di dimettersi da Banca Centrale il Dott. Zanotti vota il suo futuro controllore, il Direttore di Banca Centrale.

Ora con la dipartita del Direttore si deve rifare da capo anche la vigilanza di Banca Centrale, che era anch’essa totalmente asservita al Dott. Savorelli.

Insomma una débâcle totale di questa maggioranza sia nel rapporto con una Banca Centrale che non avevano votato, sia con praticamente tutte le nomine individuate negli ultimi nove mesi, di cui non è rimasto un solo componente e in sostanza neppure nessun progetto avviato, se non la chiusura di una banca, tutt’ora anche quella sub iudice.

Nulla di buono rimane di tutta questa storia, rimarrà invece tutto il danno provocato al sistema in termini di perdita di raccolta, di tempo perso, di credibilità.

Rimane altresì il fatto che il Segretario di Stato Celli, e forse tutta SSD (come dimostrano le fibrillazioni elle ultime ore), sono commissariati da AP, unica vera vincitrice politica, campione della occupazione di tutte le postazioni di potere, non solo nelle segreterie di Stato non sue, ora anche di Cassa di Risparmio con il presidente del CdA.

Il Fondo Monetario Internazionale che pareva punto di riferimento dell’azione del governo cosa dirà di tutte le citate forzature, della perdita di una linea di condotta e dei suoi referenti?

Sappiamo che tali fatti significano l’avvio del conto alla rovescia in vista di nuovi assetti di potere del governo o della fine stessa della legislatura.

Al PSD interessa ora molto di più il destino del sistema bancario e finanziario, a cominciare dal nuovo corso che darà il Direttore Capuano.

Il Gruppo Consiliare si è astenuto perché attendiamo siano chiarite le vicende che hanno portata alla sua individuazione e in particolare al rapporto tra il suo ruolo al MEF e la collaborazione politica con il governo italiano.

Il PSD ha più volte ricordato l’importanza di ripartire dal nostro vicino, più che da ininfluenti ed esotici paesi. Di siglare il memorandum di intesa tra Banca Italia e Banca Centrale per poi, sulla base di una collaborazione fattiva, inserire nel negoziato per l’associazione con l’Unione Europea tutti i capitoli riguardanti il riconoscimento del nostro sistema bancario e finanziario e l’individuazione di nicchie concordate di sviluppo che siano in linea con la scelta della trasparenza e della professionalità.

Per questo il nuovo Presidente di Banca Centrale dovrà rappresentare un garante, un punto di riferimento non solo del governo ma di tutti gli attori di sistema, siano essi politici, che bancari, che sociali.

Il nuovo corso per il PSD dovrà distanziarsi dalla tendenza inutilmente autoritaria e inevitabilmente zigzagante del Direttore e del governo dovrà essere capace di determinare delle positive continuità e dei risultati apprezzabili anche dalla comunità sammarinese, lasciando da parte mirabolanti annunci e tecnicismo letali come quelli portati avanti per mesi da Savorelli con il supporto del governo.

Per tutto ciò, prima di nominare il nuovo Presidente, è necessario tornare a confrontarsi in aula per definire nuove linee di indirizzo dopo la débâcle degli ultimi mesi. Con la consapevolezza che la fiducia cieca in una persona o in un organismo, portano ad effetti devastanti se non c’è concertazione, buon senso e soprattutto linee politiche realistiche.

 

San Marino, 28 Settembre 2017                                                                              L’Ufficio Stampa

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