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Su bozza legge sviluppo e su Cassa di Risparmio
Martedý 14 marzo 2017

La bozza di riforma della legge “sviluppo”, peraltro non ancora presentata alle forze politiche, contiene una disposizione che diversifica il trattamento dei frontalieri rispetti agli altri lavoratori. In particolare si stabilisce un maggior onere contributivo per il datore di lavoro del 7% se il numero di frontalieri occupati è superiore al 30%.

È chiaro l’intento demagogico, in parte anche comprensibile, di voler tutelare i nostri cittadini, non sfugge a nessuno però che nella maggior parte dei casi le aziende ricorrono ai frontalieri perché il mercato interno del lavoro, limitato, non è in grado di soddisfare le richieste di specifiche professionalità, appunto molto più semplici da reperire in un mercato vasto come quello italiano. Questo ragionamento è inoltre da integrare con la circostanza che il potenziale mercato interno, quello dei disoccupati, spesso non si incastra, nella ricerca di occupazione, con le richieste di manodopera specializzata o di personale con esperienza delle aziende e che è necessario investire sulla formazione e sulla riconversione professionale.

Il giusto obiettivo della piena occupazione dei sammarinesi non può essere barattato con disposizioni discriminanti per altri lavoratori.

Un tale schema sarebbe poi totalmente in contraddizione con gli accordi già in vigore con la Repubblica italiana e di sicuro non sarebbe tollerato dall’Unione Europea, di cui i cittadini italiani fanno parte, con la quale stiamo negoziando un Accordo di Associazione che permetta, tra le altre cose, la parità di trattamento per i lavoratori in tutto il mercato continentale.

Il Partito dei Socialisti e dei Democratici perciò si oppone a proposte come quella descritta che in cui il danno che si produrrebbe nel voler perseguire un giusto obiettivo sarebbe peggiore del male che si vuole curare.

Il vero male, quello della disoccupazione, ha necessità di provvedimenti che vadano nella direzione della competitività delle aziende che stanno già o decidono di venire a San Marino, non nella penalizzazione per chi assume frontalieri. Il punto quindi è quello, su cui l’esecutivo continua a non esprimersi, di proporre riforme per l’apertura del sistema, di integrazione veloce con l’UE, di una macchina pubblica che favorisce l’impresa economica. Serve più lavoro per il sistema, non meno per chi non è cittadino. Su questo invece il PSD farà le sue proposte e sarà attento ascoltatore anche di quelle avanzate da maggioranza e opposizione.

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Il PSD vuole inoltre significare la sua preoccupazione per la gestione del settore bancario e finanziario, ultimo episodio in ordine di tempo la convocazione urgente delle forze politiche ieri a Palazzo Begni. La comunicazione del governo ha riguardato la convocazione dell’assemblea della Carisp al fine di sostituire i membri del Consiglio di Amministrazione e cambiare lo statuto al fine di modificarne altresì la numerosità. Nulla di tutto ciò rappresenta qualcosa di nuovo, si tratta infatti di dare corso a Ordini del Giorno del gennaio 2016 e 2017.

Per tale motivo l’urgenza della convocazione e ancor di più, il fatto che gli attuali componenti del CdA in ogni caso sarebbero decaduti a fine aprile, hanno lasciato ampi dubbi sulle modalità della scelta e la giustificazione che si vuole essere pronti per il prossimo incontro con il FMI non tiene. Soprattutto danno conferma di una conduzione del governo non allineata con le aspettative e le difficoltà del momento.

Riassumendo brevemente quanto accaduto nelle ultime settimane, si è passati dal sollevare il polverone sullo stato dei conti pubblici con la cosiddetta “operazione verità”, per poi rassicurare sullo stato dei conti e del sistema finanziario, per poi assistere al commissariamento di una banca ed arrivare ora ad una sfiducia improvvisa e dubbia sui vertici di Cassa.

Quello che, fuori dall’urgenza (che appunto non c’era), ci si aspettava di ascoltare era il piano di rafforzamento del patrimonio della Carisp, quale il piano di sviluppo vista la nuova situazione di maggioranza della proprietà da parte pubblica, quale la modalità di scelta dei prossimi componenti del CdA di Carisp, quali le competenze che servono, quale l’equilibrio tra governo, maggioranza e opposizione nella complessa gestione della vicenda. In sostanza il tema non è la sostituzione e riduzione del CdA di Carisp, ma quali sono gli obiettivi e gli strumenti per arrivarci.

Così invece, per l’ennesima volta, si prendono decisione repentine che alimentano il panico e il pessimismo sul settore bancario e finanziario, già pesantemente indebolito, senza una prospettiva chiara di recupero e ripartenza. Tutto ciò peraltro accade con gli esiti dell’analisi sugli attivi delle banche (AQR) ancora non terminata.

Ci aspettiamo che termini nel più breve tempo possibile questa strategia dell’ “apparente improvvisazione” e che da subito ci si confronti con serietà sulle figure che dovranno rappresentare lo stato (e non il governo) all’interno del CdA di Carisp, conflitti di interessi, professionalità e provenienza incluse.

 

                                                                                                                                             L’Ufficio Stampa

San Marino, 14 marzo 2017

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