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Intervista a Daniela Berti
Sabato 29 ottobre 2016

Quali sono secondo lei le priorità?

La priorità è dare una risposta al mondo del lavoro. A chi produce economia, ossia imprenditori e lavoratori presenti e futuri. Gli uni non esistono senza gli altri e insieme rappresentano oltre a un valore sociale anche la spina dorsale del paese. Un’economia per essere competitiva ha bisogno di armonia, di un forte patto sociale basato sull’equità e di gioco di sistema in cui tutti fanno la propria parte in una visione di sviluppo condivisa. E’ questo il modo per dare un orizzonte prospettico alle giovani generazioni, è questa la sfida del nostro tempo.

In concreto?

Noi crediamo in un modello paese aperto verso l’esterno, in una San Marino a vocazione internazionale, che non significa rinunciare a meccanismi di tutela. Quindi forte sistema relazionale con un deciso indirizzo di politica economica, con attenzione alla sostenibilità, per  entrare strutturalmente in partita con gli altri competitor  nell’attrazione degli investimenti esteri. In questo modo si genera nuova economia qualificata, di conseguenza più lavoro, più risorse per l’intera comunità. Quindi da subito una revisione organizzata con tempi definiti delle norme e procedure per un alleggerimento del carico burocratico sulle imprese e focalizzazione degli uffici dell’amministrazione su mission precise. Meno procedure, più chiare e stringenti, controlli ex post, autocertificazioni, accorpamenti di uffici e funzioni, banche dati e informatizzazione e una mirata e costante comunicazione di sistema. Tanto per iniziare.

L’accordo di associazione cosa ci porterà?

La maggiore integrazione con la Ue rappresenta lo snodo strategico per San Marino e il suo sviluppo. Si tratta di un negoziato politico, non bisogna correre il rischio di rimanere sopraffatti dalla componente burocratica legata agli allineamenti normativi. L’Associazione di San Marino con la Ue può e deve attivare opportunità importanti per la realizzazione di progetti infrastrutturali territoriali che costituiscono essi stessi motore di sviluppo. Occorre ampiezza di azione e grande lavoro di tessitura di relazioni e di consenso e supporto, a partire dalle organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale e dal main country partner, per ottenere il massimo. In tutto ciò ovviamente la concretezza di status di paese equivalente, via d’uscita per gli attuali problemi di accesso al mercato europeo.

Quindi politica estera e politica economica viaggiano insieme, secondo lei?

Non c’è dubbio, lo dimostrano i fatti. Pensare di governare San Marino proponendo una politica di chiusura e isolamento è irragionevole, fuori dalla storia e disastroso anche sul piano sociale, oltre che economico.

Il suo lavoro di questi anni è stato fuori dai riflettori, come si conviene ad un Segretario Particolare. Di cosa si è occupata prevalentemente?

Di due ambiti prioritari, uno la cura delle relazioni internazionali con i vari organismi, con il coinvolgimento diretto in diversi negoziati. Sul fronte bilaterale con l’Italia ho seguito sin dall’inizio tutto il percorso di ricostruzione che ha avuto come punto nodale la relazione con il MEF. E’ stato un percorso impegnativo svolto in varie fasi con una ricostruzione del dialogo e della fiducia reciproca basata sulla concretezza, sulla linearità delle posizioni e sulla franchezza. Ricordo che nel 2012, quando il PSD è entrato nel governo, San Marino era ancora in black list e la situazione era divenuta insostenibile. Lo stato di salute delle relazioni con l’Italia è considerato un indicatore internazionale.

Quali sono stati i passaggi?

Determinate per l’uscita dalla black list è stata la riforma tributaria e anche rilevante la collaborazione amministrativa, già avviata attraverso l’autorità competente preposta allo scambio di informazioni. E’ quindi seguito l’inserimento di San Marino nella white list fiscale prima e in quella antiriciclaggio poi, quindi l’entrata in vigore dell’Accordo contro le doppie imposizioni. Vi è stata una crescente  intensificazione delle relazioni che ha permesso di migliorare il grado di conoscenza delle reciproche posizioni ed esigenze. Il risultato è che oggi vi è una maggiore comprensione delle dinamiche economiche e relazionali fra i nostri paesi, soprattutto sono caduti i preconcetti e il fatto che si sia costituito il ‘tavolo tecnico permanente di buon vicinato’, è di grande importanza perché costituisce elemento strutturale di dialogo e di confronto che San Marino deve sapere coltivare e valorizzare. Penso sia innegabile il lavoro svolto e il risultato positivo ottenuto rispetto alla soluzione di una situazione di crisi relazionale che era devastante per il paese.

E il secondo ambito?

Mi sono occupata per la Segreteria dei temi di prospettiva se posso così definirli. Coordinamento della legge per lo sviluppo, fortemente voluta dal PSD con l’inserimento di concetti innovativi per la nostra realtà, seppur da aggiornare. Impostazione del lavoro per lo studio e redazione del testo per la riforma delle imposte indirette (IGC) e attivazione dei contatti e primi confronti con la Commissione Europea. Coordinamento del bando di selezione internazionale per BCSM, cura  degli impegni in essere con la Ue ed in merito al negoziato di associazione ovviamente per le tematiche di competenza.

Veniamo al suo partito come vive la scissione?

Chi è uscito ha commesso un errore, indebolendo l’area riformista invece indispensabile per il Paese, ma noi del PSD non rinunciamo e ci impegniamo a riprendere il percorso al più presto. I riformisti insieme contano di più e sono più incisivi, separati sono più deboli, lo dimostra la rinuncia fatta da chi se n’è andato a progetti e scelte volute e costruite insieme, mi riferisco alla marcia indietro sulla riforma delle imposte indirette e sulla rappresentatività, per esempio.

Voi siete contestati perché avete rifatto l’alleanza con la Dc, perché?

La proposta del PSD era una coalizione larga sul modello tedesco legata alla fase che abbiamo di fronte che è molto impegnativa per il paese dovendo affrontare riforme strutturali. C’è stata troppa fretta, miopia politica e qualche interesse di bottega di troppo nel liquidare questa proposta. Essere contro non è un collante sufficiente, non è una proposta politica. Noi siamo per il dialogo, per la ricerca di soluzioni condivise, e per facilitare l’incontro di culture e rappresentanze politiche anche di segno diverso, quando la complessità dei problemi lo richiede.

Il PSD è determinante per rilanciare l’economia, per l’integrazione europea, per garantire i diritti a tutti a cominciare dalla salute, per dare vere prospettive ai giovani.

 

 

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