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Intervento di Daniela Berti
Lunedý 17 ottobre 2016

Riformisti: la forza di concretizzare progetti e riforme.

 

La situazione che viviamo riflette la confusione, le contraddizioni, le paure che questa epoca storica ci propone con la complicazione per San Marino del dovere fare i conti con cambiamenti di sistema difficili da accettare e da elaborare sul piano culturale, ancor prima che su quello economico e politico. E’ un periodo complesso che richiede capacità di analisi e visione, cultura del fare per risolvere i problemi del presente, ma anche molta lungimiranza e soprattutto la forza di non cedere alla tentazione di semplificare troppo e di tuffarsi nell’appagamento della punizione, necessaria e doverosa verso chi ha tradito la fiducia di tutti noi cittadini, che però fine a se stessa non apre prospettive sul dopo. In tutto ciò l’impresa di dare un senso nuovo alla politica, come strumento per ridare slancio alle istituzioni e alle prospettive per il paese. E’ per me evidente la necessità di questo paese di essere guidato in avanti portando necessariamente a conclusione i passaggi legati alla trasparenza e alla legalità, investendo in maniera decisa e sistemica sulla nostra maggiore integrazione europea, affrontando seriamente e concretamente il tema della semplificazione burocratica, delle sacche di discrezionalità che condizionano negativamente la vita economica. San Marino ha bisogno di forze politiche e di persone che si facciano carico di trainare il paese verso il futuro, condizione per affrontare meglio anche le sfide del presente, senza cadere nella tentazione di spostare in avanti problemi e decisioni caricandoli sulle spalle dei nostri figli con i quali invece occorre fare un patto generazionale.

In questo contesto va collocato il ruolo storico della sinistra riformista che, dal dopoguerra ad oggi, ha garantito giustizia sociale, sviluppo economico, evoluzione delle istituzioni e della vita democratica, diritti civili. Lo ha fatto interpretando di volta in volta la fase storica. Quando è stato possibile in assetti politici coerenti, altre volte la sua forza è stata depotenziata da scelte di scissione, una storia che si ripete anche, purtroppo, in queste settimane.

Essere riformisti significa avere la capacità di coniugare visione e concretezza che si fondano  sull’interesse generale, sull’equità sociale e sulle pari opportunità e avere la forza di concretizzarli, non perché si è conquistata la maggioranza numerica, ma perché si ha la forza dei principi e la capacità di condizionare, di convincere e vincere con chi parte da visioni e posizioni diverse. Così si innescano i processi culturali che da minoranza diventano condivisi. Come PSD lo abbiamo visto accadere molte volte, da soli e prima degli altri abbiamo compreso certi passaggi storici: la trasparenza (abolizione dell’anonimato), la cooperazione bilaterale (accordo contro le doppie imposizioni) il riposizionamento internazionale (integrazione europea). Siamo partiti soli, quasi isolati per poi costruire passaggio per passaggio la consapevolezza della loro necessità e, alle volte, se fossimo stati ascoltati forse avremmo evitato anche certi guai, ad esempio la black-list. Ricordo che gli allora contrari a questi passaggi si trovano in tutte le coalizioni che si sono appena formate, così come i contrari agli strumenti di equità sociale voluti dalla riforma IGR e ad altre riforme in cantiere e ricordo pure che le nuove formazioni, quelle che rappresentano la novità politica, promuovono politiche di chiusura e di ritorno indietro per esempio su certi concetti economici e sulla maggiore integrazione europea, al contrario vitali per lo sviluppo economico e quindi maggiori opportunità di lavoro.   

Quello dei riformisti è un compito storico preciso ossia sapere anticipare e innescare dinamiche evolutive su visioni sociali che hanno radici nella storica lotta per l’uguaglianza, oggi da intendersi per le pari opportunità e per l’inclusione sociale. Una battaglia più che mai attuale.

E’ importante ragionare su noi stessi e tendere verso l’unione dell’area riformista, un percorso che ci ha visto in molti convintamente impegnati, un mezzo importante per disporre di spazi di elaborazione più ampi, per la maggior forza che si genera ai fini dell’incisività e della velocità dei processi. Ma tutto ciò non è svincolato dalla capacità di vivere e organizzare i processi in relazione alla maturità delle fasi politiche, né dalle cattive abitudini. Al netto di queste turbolenze vi sono fasi storiche nelle quali occorre tenere conto della profondità dei cambiamenti che occorrono per reinterpretare la nostra sovranità che devono avvenire attraverso la ricerca del miglior punto di equilibrio fra visione conservatrice e visione riformista, comunque esse si esprimano, fasi in cui il lavoro dei riformisti è più impegnativo ma anche più prezioso.

 

Daniela Berti

San Marino, 17 ottobre 2016

 

 

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