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LA TURCHIA E LA PENA DI MORTE
Mercoledý 20 luglio 2016

“Se da un lato c’è l’esigenza di indagare sui responsabili del tentato colpo di stato e punirli, dall’ altro questa sorta di pesca a strascico che stanno iniziando a fare le autorità turche ci dice che stanno andando molto al di là di quell’obiettivo. Quindi alla Turchia chiediamo moderazione, rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto". Lo dichiara Riccardo Noury, portavoce nazionale di Amnesty International Italia, in occasione della manifestazione #NoBavaglioTurco, indetta dalle organizzazioni di giornalisti Fnsi, Usigrai e Articolo 21 all’ambasciata di Turchia a Roma. "All’Europa- aggiunge Noury- chiediamo di premere su Ankara non soltanto sul tema facile della pena di morte, ma anche su tutto il resto, tenendo conto che l‘UE è in forte imbarazzo perché ha bisogno della Turchia anche per la sua politica estera”.

 

Non sono isolata, quindi, nel confermare la prima mia impressione sui mandanti dello strano “golpe” in Turchia.

L’impressione è che sia stato preparato in ogni dettaglio da chi avrebbe dovuto essere la vittima principale della sommossa dei militari, cioè lo stesso presidente Erdogan.

E’ una vecchia storia quella della volontà dell’ormai dittatore turco di sovvertire la laicizzazione della struttura istituzionale del suo Paese a partire da esercito (vergognose le condizioni in cui sono tenuti i militari arrestati), scuola (oltre 15 mila dipendenti delle scuole pubbliche sono stati sospesi, impedito salire in cattedra a 21 mila docenti delle scuole private e chieste le dimissioni agli oltre 1.500 professori decani delle università.) e informazione (revocate le licenze a 24 radio e televisioni).

 

La laicizzazione delle principali istituzioni dello Stato turco parte dall’ inizio del secolo scorso, voluta e impostata dal presidente Kemal Ataturk, considerato il vero padre della moderna Turchia.

Ataturk voleva “laicizzare” la Turchia per modernizzarla, per avvicinarla sempre più alla realtà occidentale, oggi identificabile con l’Unione Europea.

Sapeva bene, però, di non poter cancellare in un sol colpo la tradizione millenaria islamo-ottomana. Si limitò, quindi, ad una serie di importanti correttivi da completare nel tempo.

 

Un piano sfumato per il ritorno progressivo delle fratellanze religiose, del loro insinuarsi nella struttura pubblica e privata turca. È ormai chiaro che Erdogan è la punta di diamante di questa tendenza “anti laicista”; il presunto golpe e le violente purghe in atto lo dimostrano. Tra queste, spicca l’ipotesi della reintroduzione della “pena di morte”.

Una scelta che impedirebbe alla Turchia di proseguire il percorso di ammissione alla UE.

 

L’Unione Europea ha già avuto modo di condannare la sola ipotesi di un ritorno a quell’ignominia di pena irrimediabile.

Noto con dispiacere che San Marino ancora non si è espressa sulla vergognosa ipotesi di reintegro della pena capitale in Turchia, una lacuna che non ci fa onore.

 

Marina Lazzarini

Segretario PSD

 

San Marino, 20 Luglio 2016

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