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COMUNICATO STAMPA
Sabato 25 giugno 2016

Il popolo britannico nel suo complesso si è espresso per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, mentre Scozia e Irlanda del Nord in maggioranza hanno votato per rimanere in UE. Questa l'unica considerazione chiara in un momento di grande incertezza sul futuro del continente e sulle scelte che altri stati potrebbero compiere. 

Un processo che per decenni è andato nella direzione dell'allargamento, oggi inverte il senso di marcia, l'Europa è ora più piccola sebbene il Regno Unito abbia da sempre una posizione di maggior indipendenza e non sia uno degli stati fondatori dell'Unione. 

Grave è il pericolo di scelte che favoriscono il ritorno all'egemonia degli stati nazionali in un contesto globalizzato, dopo 70 anni di ricerca di una casa per tutti gli europei e soprattutto di pace in una parte del mondo caratterizzata storicamente da conflitti sanguinosi e frequenti, che ha dato l'avvio a 2 guerre mondiali nel secolo scorso.

Questo risultato di concordia, di libera circolazione dei cittadini senza barriere fisiche, di possibilità di studio e di lavoro allargate oltre al proprio stato di cittadinanza, la creazione del Parlamento Europeo, eletto dai cittadini direttamente, una serie di diritti e di doveri condivisi senza ricorso alla forza, sono le conquiste di oltre mezzo secolo di lavoro diplomatico e politico.

E' necessario ripartire da qui e non smantellare la casa, è imperativo darle connotati più solidaristici, meno tecnocratici, più vicini ai cittadini, non più nazionalistici. Questa deve essere l'occasione, nella speranza che non prevalgano solo rabbia e frustrazione, per rivedere le Istituzioni Europee e ripensare le politiche di iper-liberiste e di austerità, rimettendo centro dell'attenzione le esigenze delle persone, in particolare quelle che si sentono escluse da sistemi ritenuti lontani e cinici come quelli europei in questi anni di crisi e sofferenza per larga parte della società.

Per quanto riguarda gli effetti sulla nostra Repubblica, non essendo nell'Unione Europea e non avendo in corso un processo di adesione ma solo di associazione, il PSD ritiene non debba cambiare la scelta di una maggiore integrazione nel mercato unico europeo, ovvero quella parte dell'Unione Europea che non è messa in discussione come le altre istituzioni o la moneta comune. L'accordo di associazione crediamo possa rappresentare per San Marino, Andorra e Monaco, ma anche per l'UE, l'occasione per significare che il sogno di un'Europa unita non solo finanziariamente non si è concluso e sfruttare nel negoziato la posizione di stati inclini ad una maggiore integrazione.

 

L’Ufficio Stampa

San Marino, 24 giugno 2016

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