COMUNICATO
Intervento Matteo Rossi
Sabato 28 settembre 2013

Care compagne, cari compagni, gentili ospiti,

tra i tanti quesiti che saranno ottimi spunti per il dibattito  odierno, la domanda che  un partito come il nostro deve farsi per ripartire e costruire una nuova politica non e’ più “cos’e’ la destra, cos’e’ la sinistra”, ma un’altra: “cosa vuol dire essere riformisti”? la sinistra storica se l’e’ posta per quasi due secoli e ora non se la pone più, nella misera convinzione che per apparire moderni si debba semplicemente approvare quel che accade. Essere riformisti significa avere il coraggio di cambiare, cercando le formule giuste per migliorare situazioni che sono diventate farraginose, pesanti e insopportabili.

A tal proposito la politica nostrana, e per nostrana intendo quella che si fa nel Partito dei Socialisti e dei Democratici,  e’ chiamata, dopo anni assopimento, a riprendere in mano le sorti dei cittadini e a dare risposte concrete per attuare misure concrete ai macro e microdrammi che stiamo vivendo quotidianamente. Il Partito dei Socialisti e dei Democratici e’ chiamato a un grande impegno di lotta che deve essere ad un tempo fatta di azione politica, nell’altro di ricerca e di chiarificazione culturale e di volontà morale. Ma su questi argomenti si può fare tanta filosofia e dire ovvietà, sarebbe il trionfo della retorica: come parlare della pace nel mondo, nessuno potrà mai affermare di esserne contrario o professarsi scettico a riguardo. Ciò che invece non sì può fare e' costruire una casa partendo dal tetto, e se veramente ci riteniamo, come Partito, quella spinta propulsiva alla base della nostro società, occorre che ci fermiamo un attimo a riflettere, perché le cose non stanno andando un gran che bene.
Compagni, e’ da novembre che stiamo analizzando il voto delle ultime elezioni e ho solo sentito amarezza e delusione e sinceramente mi sono stancato di sentir piangere sul latte versato.

Ma signori, non e’ forse il caso di cambiare e considerare il fatto che abbiamo avuto un successo e una riconoscenza immeritata in proporzione a come abbiamo lavorato per preparare la scorsa campagna elettorale? 

Parlo di un partito che, con la coalizione che si e’ fatta e la prospettiva quasi certa di governo, ha perso un consigliere. Siamo riusciti a sfatare il mito della gente che normalmente sale sul carro dei vincitori; mi vien da dire: “riformisti per vocazione”.

Parlo di un partito che, con tradizione politica e capacità umane al suo interno, ha perso a favore dei movimenti; e qui emerge una grave pecca, ovvero la gestione dei giovani verso i quali, gli organi preposti dentro al partito, non hanno saputo o voluto trovare politiche attrattive e argomenti di sensibilizzazione. I giovani sammarinesi hanno così messo nel cassetto i consigli dei genitori e dei nonni e hanno abbracciato forme di politica e di aggregazione più consone alla loro età, fatte di linguaggi diversi e più sensibili a determinate tematiche.

E’ ora di recuperare il terreno perso!

Parlo di un Partito, e chiudo, disorganizzato, che ha perso il contatto con la base, che ha dato per scontato un risultato già scritto, senza linea politica e strategia comunicativa. e se abbiamo strappato questo risultato elettorale positivo lo dobbiamo esclusivamente alla capacità proprie delle ottime figure politiche che esprimiamo. Per cui, e’ ora di smettere di perdere tempo a gestire i conflitti interni perché, ricordiamoci che uniti, uniti,  siamo diventati la prima forza politica del paese!

Alla base serve soprattutto un partito solido, con un forte spirito di coesione e di solidarietà tra le proprie forze interne e nei suoi organi principali, organizzati e coordinati  in modo da funzionale al meglio, con una forte presenza sul territorio e con l'integrazione dei nuovi mezzi di comunicazione, tanto cari ai movimenti.  Movimenti i quali hanno avuto questo  successo politico per il semplice fatto che fanno la politica, una politica fra la gente, una politica trasversale capace di parlare dal giovane all’anziano, aggregando e non dividendo: non hanno scoperto niente loro!

Per cui, l’obiettivo principale di tutte le correnti politiche come la nostra, animate da un’ispirazione sociale, solidarista, umanitaria, non può non essere la lotta contro la disoccupazione, la lotta per l’affermazione del diritto al lavoro dignitoso, caposaldo essenziale di una civiltà democratica. ed e’ per questo che come partito dobbiamo farci sentire e spingere affinché la famigerata legge sviluppo venga attuata; affinché si creino le condizioni che ridiano slancio all’economia, che esse siano un’attrattiva per gli investitori e che essi siano portatori sani di economia reale!

Cari compagni, cio’ che ci accomuna e ci ha da sempre contraddistinto, sono le grandi sfide che  ritroviamo nei nostri programmi,  contro ogni forma di povertà e di degrado, per un efficace protezione della salute, per un’equilibrata politica della casa , per un progresso in armonia con la tutela dell’ambiente, per una cultura che costruisca e che dia forza alla civiltà del diritto, della tolleranza, della solidarietà e della libertà

 Le soluzioni a tali questioni non si trovano certamente nelle chiacchere demagogiche e populiste, fatte sempre meno nei bar e sempre più sulle pagine dei maggiori social network e di internet, da pseudo statisti, moralisti, riformisti “un tanto al chilo”.

L’antipolitica che va contrastata  con la politica.

Una  politica che le soluzioni le cerca e le elabora, non limitandosi a denunciare un disagio che e’ sotto gli occhi di tutti. 
I processi sociali di frammentazione e individualizzazione hanno messo in crisi i partiti di massa in tutta Europa. non possiamo permetterci che questo fenomeno porti a una tale  delegittimazione dei partiti  da contestare la loro stessa funzione democratica. per contrastare questo  abbiamo bisogno di un partito che, da un lato, riaffermi l’autonomia e l’essenzialità’ della politica, dall’altro, ne riconosca i limiti. un partito che unisca orgoglio e umiltà, che sappia riconoscere i confini della sua azione e si ponga perciò l’obiettivo di un rapporto strutturalmente aperto con la società civile, un rapporto di affiancamento e collaborazione con movimenti democratici e civici, che pretendono politicità senza per questo pretendere di sostituirsi alla politica. La prospettiva di un grande partito riformista costituisce l’unica speranza per San Marino. I recenti avvenimenti ci dicono che, se vogliamo realizzare questa speranza, dobbiamo lavorare ancora molto sul piano politico-culturale e su quello organizzativo.
 Noi ci riteniamo a tal proposito i veri partigiani dell’Europa perché crediamo che una soluzione alle difficoltà che stiamo vivendo vada a ricercarsi in contesti diversi; in quell’Europa legittimata dal consenso dei cittadini, capace di mettere in campo politiche nuove, comuni, attive, solidali e con strategie per la crescita. Cio’ che dobbiamo soprattutto evitare e’ una San Marino chiusa e divisa al suo interno, separata rispetto al mondo che ci circonda, intimorita; una San Marino che, qualora non abbracciasse una prospettiva europeistica, si troverebbe nella condizione di essere soggetta e non beneficiaria di regole imposte e non  condivise. San Marino, ricordiamoci, vittima di un embargo attuato da chi per anni ha approfittato di tanta brava gente e di uno stato amico di tutti, protagonista di vicende storiche mondiali e paladina della democrazia.

In conclusione, cari compagni,  considerando le qualità e le capacità che il nostro Partito sa esprimere a tutti i livelli, e’ ora di dire basta con quell’idea demagogica ed illusoria che le sorti del paese stiano solo nelle mani della classe imprenditoriale e della finanza.

Le sorti del paese sono in tutti noi, sono nelle mani degli imprenditori, dei commercianti, dei professionisti, degli intellettuali, dei docenti, degli operai, degli impiegati; stanno nell’esperienza degli anziani e nella voglia di affermazione, di sacrificio e di conquista dei giovani.

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