COMUNICATO
Intervento Patrizia Busignani
Sabato 28 settembre 2013

E’ stato bellissimo ieri sera ascoltare Laura avviare il Congresso con la parola compagni/compagne.

Compagni per dire che si condividono gli stessi ideali e gli stessi valori; compagni per esplicitare l’appartenenza alla stessa organizzazione politica; compagni di viaggio. In fondo l’azione politica è un viaggio verso traguardi sempre nuovi, più avanzati, verso una meta da raggiungere insieme ad altri, coi quali lo scambio dialettico è e deve rimanere  vivace, anche forte, ma senza smarrire il dovere del rispetto reciproco, della lealtà e della misura.

Non è sempre così. La  convivenza all’interno dei partiti è spesso difficile, complicata.

Proprio qui, in questo Teatro, si è tenuto il Congresso di quell’unificazione, tanto agognata quanto faticosamente raggiunta, che ci aveva fatto sentire tutti orgogliosi, forti, desiderosi di fare.

E’ durata poco l’unità: sul perché siamo tornati a dividerci ognuno ha le sue opinioni, certo è che non siamo stati all’altezza – ognuno per la sua parte - dell’obiettivo che avevamo saputo raggiungere: stare finalmente insieme in un grande partito aperto, dialettico, inclusivo.

Ma ascoltando i nostri ospiti ieri sera abbiamo avuto la conferma che quell’aspirazione all’unità dei riformisti, che da sempre muove l’azione dei socialisti e dei democratici, che è iscritta nel nostro DNA, tra successi (uno!) e cocenti delusioni (tante!); quell’aspirazione all’unità è condivisa, non è solo nostra e, quindi, vanno colte positivamente le disponibilità al dialogo, all’impegno comune, a buttarsi dietro le spalle il passato, che sono state espresse ieri sera da Simone Celli, ma anche da altri che parlano il linguaggio della responsabilità e che sanno misurarsi con la dimensione del fare, che è componente essenziale della politica che è per definizione l’arte del possibile.

C’è davvero un gran bisogno in questo Paese di mettere in campo un grande sforzo riformista, non solo in senso legislativo, ma economico, sociale, culturale per far ripartire lo sviluppo.

La capacità di dialogo e di ascolto sono la risorsa più importante alla quale  un Partito possa attingere per assicurare alla propria azione politica concretezza e condivisione. Mai rinunciarvi per nessuno e per nessun motivo.

La strada del dialogo e dell’ascolto sono però sterili se non si accompagnano alla capacità di elaborare proposte, offrire soluzioni, individuare ipotesi con cui alimentare il confronto .per far maturare sintesi che possano essere accettate e condivise e alla capacità di visione, di guardare avanti, che il PSD ha sempre avuto e che ci è riconosciuta, più di quanto  noi stessi ne siamo consapevoli.

Servono intelligenza, competenza, pragmatismo e anche la critica, ma non quella fine a se stessa, distruttiva, paralizzante, pregiudiziale che blocca le decisioni, le rallenta, le svuota di significato e toglie alla lunga la voglia di fare.

Su questo dovremmo riflettere, perché comportamenti di singoli o di sottogruppi in quest’ultimo periodo hanno pericolosamente rarefatto l’azione del Partito, ne hanno minato la sua forza e la sua contrattualità, non hanno permesso di mettere a frutto tutto il nostro potenziale, hanno persino allungato i tempi per un Congresso che manca dal dicembre 2007.

Mi auguro che la stagione delle contrapposizioni per partito preso e della caccia alle streghe sia finita e che ci concentriamo tutti a lavorare per un partito organizzato, presente, efficace nella comunicazione, aperto ed inclusivo.

 

Abbiamo aperto alla collaborazione con DC e AP in nome della responsabilità verso un Paese in grande, grandissima difficoltà: dobbiamo assicurare il massimo impegno nel Governo- come stiamo facendo, anzi i nostri rappresentanti meriterebbero di essere più incoraggiati e più sostenuti dal Partito, perché stanno facendo un lavoro difficile e spesso ingrato a servizio della comunità in un clima, che è di conflitto sociale e questo è comprensibile e del tutto legittimo, ma non si deve sottovalutare la pericolosità di taluni episodi intimidatori e di eccessi verbali, cui la nostra comunità non è abituata e che poco hanno a che spartire con il linguaggio della protesta civile e della libera espressione delle opinioni.

Le parole hanno un peso e una volta dette cominciano a vivere. Chi ha ruolo pubblico, chi ha responsabilità politiche ha il dovere di misurare le parole che dice e di produrre argomentazioni verificabili.

Il Partito spesso è mancato, non ha fatto sentire la sua voce anche nella maggioranza, non ha esercitato fino in fondo il suo ruolo, difendendo le proprie posizioni.

Dobbiamo sostenere il Governo e spronarlo a fare di più, questo sì va detto anche ai nostri alleati: è necessario fare di più, presto e bene. Io non vedo lo stesso impegno che ci sta mettendo il Segretario alle Finanze, pur nella complessità del momento, in tutte le altre Segreterie di Stato e non vedo quel sostegno reciproco, solidale  che è necessario per lavorare bene insieme.

Ma è la responsabilità verso il Paese il nostro faro e deve essere chiaro che qualora la nostra presenza nel governo non dovesse servire a questo scopo, a fare le riforme che sono necessarie per uscire dalle difficoltà presenti e riavviare lo sviluppo, a creare il lavoro che manca, a migliorare i servizi, a ridare credibilità al nostro Paese, a dire la verità ai cittadini sempre e comunque, anche quando è una verità sgradevole,  noi non dovremmo esitare a prendere posizione in modo netto, a troncare collaborazioni che non siano utili al bene del Paese.

Mi auguro che da questo Congresso esca chiaro il segnale che il PSD pretende di più dal Governo, pretende che le decisioni vengano prese, che i progetti vadano avanti, che ci si assuma tutti fino in fondo la responsabilità del governare, del fare le cose.

Serve sollecitare il dialogo e l’apporto costruttivo con l’opposizione, i sindacati, le associazioni di categoria, le Giunte di Castello, i cittadini, ricercando il contributo leale di tutti, perché il Paese è di tutti e quella che stiamo vivendo è una fase di grande difficoltà e di grande complessità, rispetto alla quale tutti devono sentirsi coinvolti e corresponsabili.

 

Il PSD ha posto con lungimiranza alcuni obiettivi che, osteggiati da tutti, si sono rivelati a posteriori risolutivi di questioni, su cui il Paese si è arenato.

Lo scambio automatico delle informazioni è uno di questi, ce lo ha ricordato ieri sera il Segretario nella sua relazione.

La richiesta di adesione all’U.E. è un altro.

Su questo punto vorrei spendere qualche parola perché il referendum è finalmente alle porte.

Il PSD si è speso moltissimo da anni, ancor prima di chiamarsi PSD, ponendo con forza la questione dell’integrazione nell’UE non per ragioni ideologiche, ma perché è in un rapporto diretto, alla pari tra Repubblica di San Marino e UE la chiave di volta per la risoluzione dei tanti problemi che oggi soffocano le aziende, mettono in ginocchio l’economia, impediscono di cogliere opportunità interessanti per tutti i cittadini, ci espongono a rischi che dovremmo accuratamente evitare, ma è anche la chiave per rafforzare le prerogative di autonomia e sovranità del nostro Paese che hanno bisogno del riconoscimento altrui per essere tali e che spesso vengono invece brandite come armi verso l’esterno, in nome del diritto a fare il proprio comodo, a difendere quelle opacità che hanno forse fatto la fortuna di taluni, ma hanno fatto precipitare la nostra credibilità internazionale.

Noi vogliamo avviare il percorso di adesione, perché è riduttivo secondo noi accettare di essere ingabbiati in un accordo di associazione tutto da inventare, non è saggio perché non ci da alcuna possibilità di controllo effettivo sui tempi e sui modi con cui l’accordo potrà venire avanti e non ci da alcuna garanzia sul punto di arrivo.

Il referendum, ricordiamoci che avremmo già dovuto celebrarlo il 27 marzo di due anni fa, è lo strumento che ci permette di prendere una decisione non ordinaria, come è quella di avviare la procedura di adesione, non perché è il governo di turno a volerlo, ma perché i nostri concittadini sono convinti che sia la strada da intraprendere.

Oggi, grazie anche al PSD, ma non solo,  questa decisione è a portata di mano con tutte le garanzie democratiche, perché come sapete il referendum non ci obbliga a comprare a scatola chiusa. Il referendum chiede ai sammarinesi di decidere in via preventiva se fare domanda di adesione e dunque aprire la trattativa con l’UE, che ci permetterà di definire esattamente che cosa comporta per San Marino l’adesione, in che tempi e in che modi si possano conciliare le esigenze poste dalla nostra partecipazione all’Unione con le esigenze poste dal rispetto per la nostra identità di Stato, che vuol dire difendere gli interessi del nostro Paese nel quadro del sistema di norme condiviso per poi rimettere ai cittadini la decisione finale sugli esiti della trattativa.

Qui nessuno vuole fregare nessuno, capiamo i dubbi e i timori, ma il referendum non propone un salto nel vuoto e chiede invece di percorrere una strada chiara, collaudata, garantita passo dopo passo, che sarà difficile, complessa, che non si concluderà domani, ma che permetterà a San Marino di entrare nell’U.E., se decideremo alla fine che è la soluzione giusta, dalla porta principale con la dignità di uno Stato che chiede rispetto e offre rispetto, che chiede collaborazione e offre collaborazione, che condivide le regole comuni, che ha contribuito a definire.

Sono sicura che il PSD, insieme alle altre 4 forze politiche che hanno dichiarato il loro sostegno al referendum, insieme alle organizzazioni sindacali, insieme ai cittadini, si impegnerà affinché il 20 ottobre segni davvero una giornata da ricordare nella storia civile della Repubblica, la giornata in cui i sammarinesi avranno democraticamente deciso di far valere la loro sovranità non usando i confini come scudo, come barriera, ma scegliendo consapevolmente di partecipare in modo attivo alla costruzione degli stati uniti d’Europa e di garantire un futuro ai loro figli..

 

Il PSD ha fatto una scelta, che mi auguro il Congresso vorrà confermare, che è quella di nominare i propri organismi garantendo un giusto spazio ai giovani e una rappresentanza paritaria fra donne e uomini. E’ una scelta giusta, sancisce il riconoscimento che l’apporto dei giovani e delle donne è per questo Partito irrinunciabile ad ogni livello.

Desidero ringraziare a questo proposito quelle donne che, dopo la delusione per la scarsità delle presenza femminile nel gruppo consiliare eletto con le ultime elezioni, hanno accettato di collaborare, di riprendere il lavoro per recuperare le posizioni perdute e per andare più avanti: Si sono prodotte iniziative di legge e anche progetti innovativi che, speriamo, possano vedere la luce, terminata questa fase congressuale, come quello di rappresentare l’esigenza di tutela di chi si trovi vessato o discriminato in seguito a decisioni adottate dall’amministrazione pubblica o di chi, posto che non ci debbano essere per nessuno santi in paradiso, si trovi da solo nella condizione di chiedere il rispetto del suo diritto. Ce lo ha ricordato Eva che da anni combatte quasi da sola una battaglia molto più grande di lei.

Il passo successivo, sul quale chiedo che questo Congresso rifletta e che mi auguro possa trovare spazio nella mozione conclusiva, è l’assunzione da parte del nostro Partito dell’iniziativa di farsi promotore di una “Carta dei Partiti politici della Repubblica di San Marino”, che sia il frutto dell’impegno comune dei partiti e dei movimenti a mettere in campo uno sforzo supplementare per ottenere una piena parità effettiva tra donne e uomini, a partire  dalla rappresentanza istituzionale, che oggi vede le donne nettamente sottorappresentate.

Una Carta che impegni sul loro onore le organizzazioni politiche ad integrare la dimensione di genere nella loro azione politica a tutti i livelli e faccia dell’uguaglianza tra donne e uomini un obiettivo permanente.-

Concludo con un augurio e un “in bocca al lupo” a Marina, che è candidata alla Segreteria e con un   ringraziamento che viene dal cuore al Segretario uscente, che io ho spesso ripreso, come si fa coi figli o con i fratelli minori, quando si ritiene che stiano sbagliando, per aiutarli a crescere.

Gerardo è una risorsa – adesso usa dire così. Gerardo ha patito la coabitazione con un Presidente molto diverso da lui in tutto e certamente più aggressivo, ma può crescere molto ancora, se ne avrà voglia e merita il nostro rispetto e la nostra stima, perché su un punto Gerardo non ha mollato, pur avendo sbagliato come lui stesso ha riconosciuto ieri sera molte volte: ha lavorato per cucire.

Questo è il nostro compito, il compito dei nuovi dirigenti: lavorare per cucire al nostro interno perché riprenda vigore una dialettica costruttiva e fortemente motivata; lavorare per cucire anche fuori di noi per dare corpo e orizzonte ad un grande progetto riformista al servizio della Repubblica, di una Repubblica che speriamo più europea.

 

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