COMUNICATO
Intervento Marina Lazzarini
Sabato 28 settembre 2013

Cari compagni e compagne, gentili ospiti, rivolgo un sincero saluto a tutti.

Siamo ormai a due mesi dal traguardo del primo anno di governo, un governo nato per il PSD come atto di responsabilità, di servizio verso il Paese, in uno dei periodi più critici e drammatici della sua vita economica e sociale, dal dopoguerra ad oggi.

Lo sciopero generale di martedì scorso, partecipato in massa dai cittadini (5000 persone sul Pianello), è la prova di quanto sia sentita e profonda la crisi; e conseguentemente di quanto sia urgente trovare al più presto una via d’uscita, facendo tesoro degli errori commessi nel passato.

È vero che la crisi non è solo sammarinese, ma è una situazione globale, che coinvolge principalmente tutto il mondo occidentale; è una crisi del sistema capitalistico che sta andando in default , una crisi di sovraproduzione, mentre si affacciano nuovi popoli sui mercati globali, popoli ritenuti fino a ieri    del terzo mondo.

È  anche vero, però, che a San Marino stiamo subendo una crisi tutta nostra, quella che ci viene dalla black list italiana, dall’embargo che sta strangolando la nostra economia.

In uno degli interessanti incontri di formazione che il partito ha organizzato nel 2010, l’avvocato Selva ci raccontò la genesi del sistema fiscale che portò al boom economico degli anni ’90. Nel 1972 si fecero gli accordi bilaterali con l’Italia e si stabilirono le modalità degli scambi; era chiaro che lo Stato doveva costantemente controllare che gli imprenditori non esagerassero. Questi venivano chiamati dai Segretari di Stato e dai funzionari su segnalazione dell’ufficio tributario, e richiamati alla moderazione, pena il ritiro della licenza.

Purtroppo all’inizio degli anni ’90 questo controllo venne meno da parte della politica e dell’amministrazione e i furbetti hanno potuto fare affari d’oro ai danni del fisco italiano. Nei primi anni 2000, poi, abbiamo inventato la piazza finanziaria, con la proliferazione di banche, di società finanziarie e la tentazione delle “troppo facili opportunità” è diventata per alcuni una modalità percorribile, concreta; purtroppo siamo abituati ormai a leggere sui giornali nazionali italiani notizie di evasioni fiscali milionarie, di frodi carosello e altro ancora che ci riguarda…

Era corretto? No. Poteva durare? Evidentemente No!

Tutto quello che non è chiaramente vietato da una legge, si può fare.

Questo pensiero, insieme a “tanto se non lo faccio io lo farà qualcun altro”, è alla base dei comportamenti “disinvolti” di pochi, per i quali oggi tutti siamo in black list.

Lo sciopero di martedì ha evidenziato in modo fortissimo e inequivocabile che i cittadini sammarinesi non sono più solo preoccupati, ma sono molto arrabbiati; il problema delle ditte che chiudono, dei giovani che non trovano occupazione, dei tagli per la spending rewiew e l’aumento della pressione fiscale, tutte queste cose insieme stanno impaurendo ed esasperando la popolazione, anche perché manca una prospettiva, non si vede ancora la luce in fondo al tunnel.

Siamo in un periodo di grave crisi, in ogni campo, stiamo verificando la fine del teorema “Quando l’edilizia va bene, va tutto bene”. Claudio Troni dice che il mercato dell’edilizia si conta in cicli, l’ultimo, il 6°, è quello dell’edilizia degli anni 60 durato fino al 2006; dal 2006 a oggi ha perso il 50% e quello che rimane riguarda la ristrutturazione. Il 7° ciclo edilizio non è ancora cominciato, forse nel 2015; ma per questo 7° ciclo sarà necessario ri-aggiornare i professionisti e ri-organizzare le imprese.

È proprio nei momenti di grave crisi che il movimento riformista è riuscito a incidere in modo positivo nella società sammarinese, elaborando e lottando per ottenere diritti umani per tutti, migliori condizioni sociali e anche economiche.

Oggi, per dirla alla Hemingway, non è più il momento di pensare a quello che non abbiamo; è il momento di pensare a cosa possiamo fare con quello che abbiamo.

Noi siamo riformisti e progressisti, cioè camminiamo guardando verso il futuro, accettiamo le sfide di un mondo che cambia, in continua evoluzione, e cerchiamo sempre soluzioni nuove e funzionali ai problemi da affrontare.

Il nostro partito oggi è senza dubbio quello che ha maggiore capacità di elaborazione,  di progettualità.

Abbiamo un Paese che ha caratteristiche uniche al mondo, il riconoscimento UNESCO è un volano straordinario per il settore turistico - culturale, dobbiamo saper  valorizzare al meglio questa nostra realtà, sviluppando eventi culturali di alto livello, mostre d’arte, convegni, concorsi internazionali, ampliare l’offerta turistica culturale, arricchendo il settore scolastico con fattorie didattiche, musei dedicati alla scienza, alla matematica, inserendoci nel circuito italiano ed europeo delle uscite di studio per le scuole di ogni ordine e grado.

Oggi il turista è molto attento all’ambiente e alla sostenibilità; questo aspetto del turismo verde deve ancora essere tutto sviluppato: cicloturismo, percorsi verdi abbinati alla enogastronomia, circuiti naturalistici collegati con le realtà limitrofe del Montefeltro e della Valmarecchia…  

San Marino deve diventare un paese verde, un paese a rifiuti zero, un paese che combatte lo spreco delle risorse energetiche e favorisce la microproduzione da fonti rinnovabili.

Inoltre dobbiamo implementare gli eventi sportivi, che sicuramente sono quelli maggiormente conosciuti e che portano tanta gente a San Marino.

Il secondo punto di forza che abbiamo è l’Università, un settore ancora tutto da far conoscere per comprenderne fino in fondo le concrete potenzialità di sviluppo e crescita per il Paese, compreso il Polo Scientifico Tecnologico.

Abbiamo ancora una bassa fiscalità rispetto all’Italia, che insieme alla qualità e velocità dei servizi  e alla convenienza negli acquisti, possono costituire una buona attrattiva per investitori esterni. Sarebbe straordinario se nel nostro Paese si insediassero industrie nel campo della green economy, della trasformazione di materie prime/seconde, delle energie rinnovabili. Ma perché succeda dobbiamo incentivare questi insediamenti, come fa già la Slovenia, ad esempio, che mette a disposizione gratuitamente i capannoni.

Cosa fa uno Stato per uscire da un periodo di crisi? La storia ci insegna che si fanno delle opere pubbliche, nelle quali lavorino operai del paese, imprese del paese, utilizzando materiali prodotti internamente al paese, costruendo opere che arricchiscano il paese non solo per il presente, cioè facendo girare l’economia, ma anche per il futuro, quindi opere che possano far risparmiare lo Stato e che diano impulso ad attività che poi siano remunerative per lo Stato stesso.

Penso, ad esempio, alla dotazione in tutti gli edifici dello Stato (ospedale, scuole, uffici) di sistemi per l’autonomia energetica = lavoro subito per tante persone = risparmio in futuro per lo Stato sui consumi di energia.

Penso alla raccolta porta a porta dei rifiuti su tutto il territorio = lavoro subito = abbattimento della spesa per la discarica di Sogliano = vendita della differenziata di qualità con incassi in sostituzione delle spese.

Penso alla realizzazione di un museo diffuso nel centro storico = lavoro di ristrutturazione per ditte sammarinesi = rivalutazione del patrimonio dello Stato = maggiore afflusso turistico = maggiori incassi

Partire da quello che abbiamo!

Non abbiamo i soldi per fare queste cose? Ovvio, altrimenti non saremmo in crisi. Ma è qui che si possono giustificare i prestiti, le tasse di scopo, ed è anche per questo che sono indispensabili gli accordi con l’Italia.

Sappiamo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano sta esaminando la situazione complessiva di San Marino per arrivare all’emanazione del decreto per la fuoriuscita del Titano dalla black list. Abbiamo avuto conferma anche ieri sera dai nostri ospiti italiani di questo.

La sospirata e attesa normalizzazione dei rapporti con l’Italia non è in antitesi però con una visione più ampia, che è quella della scelta europea.

Il 20 ottobre ci aspetta un referendum importante, ci verrà chiesto se vogliamo che San Marino inizi un percorso di contrattazione con l’Unione Europea, al termine del quale verrà fatto un secondo referendum per sapere se alle condizioni ottenute si vorrà entrare o no.

E’ importante il SI per questo primo referendum, non c’è niente da perdere, si tratta di iniziare un percorso e alla fine si potrà dire: bene a queste condizioni entriamo in Europa, oppure, no, le condizioni non ci soddisfano e restiamo fuori. La gente va informata bene su questo quesito, ancora purtroppo molti non hanno capito che il si o il no riguardano l’inizio del percorso di contrattazione, non l’entrata immediata nell’Unione Europea.

Il PSD è da anni che si batte per questa scelta e oggi prendiamo atto con soddisfazione che la maggior parte dei partiti e dei movimenti presenti in Consiglio è insieme a noi sulla posizione del si. Ancora c’è qualcuno indeciso, speriamo che nel corso della campagna referendaria possa approfondire le condizioni del quesito e unirsi a noi. Il compagno Bartumeu sempre ieri sera ci ha detto simpaticamente che bisogna andare in Europa perché fuori piove di più.

C’è tanto da fare e noi abbiamo assolutamente bisogno di essere un partito forte.

Dal mio ingresso nel partito, nel 2005, ho assistito a unificazioni e spaccature, riavvicinamenti e fuoriuscite, tempestose e silenti. Non siamo un partito monotono… Ci siamo sempre detti che ci sono delle cose che non funzionano, ma non era mai il momento per approfondirle e fare un’analisi adeguata…  e allora?…allora questo è il momento per dircele tutte e trovare poi insieme le soluzioni.

1.       Il partito è lontano dalla gente, è necessario che si costruiscano momenti di incontro nel paese, che si ricerchi il confronto fuori dalla sede. Il contributo degli elettori è indispensabile perchè loro sono le nostre antenne nella società, al partito spetta di raccogliere opinioni, stati d'animo, critiche. La fase politica più interessante è proprio quella fuori dai palazzi, quella tra la gente.

2.       La partecipazione negli organismi è scarsa, ci siamo chiesti perché? Io penso che l’aderente partecipi alla vita del partito se viene ascoltato, accolto con empatia, se sente di contare qualcosa, altrimenti dopo la prima o seconda volta non partecipa più. Il partito deve essere un corpo vivo, in grado di interpretare i problemi della società e quindi trovare la sintesi che diventa iniziativa politica nelle istituzioni. I contributi dei circoli, dei gruppi di lavoro, del consiglio direttivo sono fondamentali.

3.       La comunicazione verso l’esterno è insufficiente, la gente non sa su cosa stiamo lavorando e perché si fanno certe scelte.

4.       Abbiamo perso molti giovani, diversi sono usciti e hanno dato vita a movimenti o sono entrati in altre formazioni politiche. Cosa ha fatto scappare questi giovani che avevano tanta voglia di fare politica? Abbiamo dato loro poco spazio? Non li abbiamo ascoltati? C’è qualcosa che li allontana? Dobbiamo dare risposte a queste domande. I giovani sono il futuro, noi, e mi ci metto anche io, siamo già fuori tempo.

5.       Spesso la politica del partito si appiattisce sulle azioni del governo e sui lavori del Consiglio, non c’è abbastanza dibattito interno, si parla poco di politica, quella ad ampio respiro, quella che traccia le linee per il futuro, quella che serve a costruire l’idea del Paese che vogliamo.

6.       La crisi si supera proprio con idee e progetti, iniziative di partito e di governo, basati sulla coesione sociale, cioè occorre ricercare la condivisione sulle linee portanti delle politiche che ci possono portare fuori dalla crisi. Un grande patto sociale per costruire la San Marino del prossimo futuro. Questo in fondo è il senso dell’ alleanza di governo con la Democrazia Cristiana e Alleanza Popolare, una maggioranza non ordinaria per una situazione straordinaria, nella quale impegniamo le nostre migliori energie e alla quale garantiamo lealtà e contributi costruttivi.

7.       Il rinnovamento della classe dirigente del partito è indispensabile, è una condizione “sine qua non” per immettere nella vita del partito energie, sensibilità e idee all'altezza dei tempi che viviamo, per superare vecchie incrostazioni.

8.       E' necessaria una conduzione del partito inclusiva, partecipata, capace di stemperare le tensioni e trasformare le diverse sensibilità in feconda linfa per la costruzione del futuro. Un modello organizzativo più orizzontale e meno verticalizzato. Insomma un partito che tutti sentano come propria casa e dove la voce di ciascuno abbia diritto di cittadinanza, trovi ascolto, attenzione e rispetto.

9.       Da qualche settimana il presidente si è dimesso, denunciando gravi scorrettezze nei rapporti interpersonali, tanto da indurla a pensare che questa non era più la sua casa. Avrei preferito che tenesse duro fino ad oggi e che magari esprimesse qui tutte le sue critiche e perplessità, perché potessimo capire meglio, chiarire e fare in modo che rimanesse con noi. È una combattente, una donna capace e, scusatemi se sono di parte in quanto donna, ma mi dispiace che se ne sia andata, ogni compagno o compagna che se ne va è una grave perdita per tutti.

10.    Come ci ha insegnato Enrico Berlinguer in un discorso tenuto nella sua Sardegna nel lontano 1981, “…la questione morale esiste da tempo ed è ormai diventata la questione politica prima ed essenziale, perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nei partiti, nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del sistema democratico”. Questo vuol dire che la legalità deve essere la nostra bandiera, siamo credibili e degni di fiducia se siamo coerenti, se c’è corrispondenza fra quello che diciamo, le azioni politiche e i comportamenti che poi mettiamo in campo e adottiamo, individualmente e collettivamente.

Ieri nel discorso di commiato l’Eccellentissima Reggenza ha affermato che “Si gioca sulla trasparenza delle scelte e dei comportamenti la credibilità e la forza della classe politica”.

Questo è un monito e anche un augurio: noi vogliamo essere un partito forte, quindi dobbiamo essere credibili, trasparenti e uniti.

L’unità del partito va costruita sulle idee e sui progetti, la dialettica interna non deve spaventare, è utile e vitale per un’ organizzazione democratica.

Luis Ayala durante la sua ultima visita a San Marino ci ha detto che la sinistra a volte ha fatto l’errore di non lottare abbastanza per i suoi ideali. Dobbiamo credere di più nei nostri ideali, senza cedere a troppe mediazioni al ribasso.

Solo cosi noi saremo veramente acceleratori di sviluppo e protagonisti del futuro!

Presento alla Presidenza del Congresso la mia candidatura a ricoprire l’impegnativo incarico di segretario del partito. Rinnovo a Gerardo la mia stima, la mia candidatura non è in contrapposizione a lui, anzi la mia speranza è quella di poter continuare a collaborare con lui e, comunque vadano le cose, saremo sempre amici e compagni.

Grazie a tutti.

 

Marina Lazzarini

CONDIVIDI:
© Copyright 2012 - Partito dei Socialisti e dei Democratici