COMUNICATO
Intervento Francesco Morganti
Sabato 28 settembre 2013

 

Compagne, compagni, graditi ospiti, cittadini,

siamo qui per dare un messaggio al Paese, un messaggio di fiducia e di speranza.

In tanti ci guardano con attenzione e aspettano dai noi risposte, idee, progetti.

 

Questo teatro evoca eventi importanti della storia del riformismo sammarinese. Nel 1990 proprio su questo palco l’unità della sinistra riformista cominciava a prendere forma con il primo processo d’unificazione che vide protagoniste le compagini socialiste del Paese. Poi nel 2005, l’unione tra Socialisti e Democratici.

Non possiamo dimenticare il lavoro lungimirante portato avanti da Emma Rossi per l’unità della sinistra riformista sammarinese.

Grazie Emma per la passione, l’apporto costante, l’impegno, la serietà e le motivazioni che hanno caratterizzato il tuo percorso politico. Sicuramente non dimenticheremo il tuo esempio.

 

Abbiamo bisogno di un Congresso vero, di una battaglia delle idee, con al centro la visione di San Marino e la nostra idea di società. Senza paura del dialogo, del confronto, della critica. Senza rancori e senza veti.

La sinistra non può avere paura del futuro, né troppa nostalgia del passato. Dobbiamo essere pronti ad essere il soggetto che vuole giocare la partita di rilancio del Paese.

Dobbiamo essere all'altezza del compito che ci diamo come partito, e restituire allo stesso tempo dignità e senso profondo a questa parola.

Non dobbiamo dare troppo importanza alle nostre questioni interne, alle nostre piccole e spesso incomprensibili dinamiche, ma dobbiamo riscoprire il nostro essere soggetto collettivo, che risponde al Paese e alle sue sfide, che chiede una forza politica all'altezza. Abbiamo passato troppo tempo a gestire i conflitti interni. Ora è il momento di ritornare a fare politica, mettere in campo le nostre energie e i nostri progetti. Questo congresso è l’occasione giusta per ripartire.

Un partito esercita una funzione dirigente se sta al passo con la società che deve rappresentare, e noi spesso siamo stati un passo indietro e non un passo avanti, condizione che ci ha messo nell’impossibilità di capire e tradurre le aspettative di chi in noi ha creduto.

 

San Marino è un Paese in cui le crisi si incrociano, crisi economica, crisi sociale e di rappresentanza politica, disegnando una situazione del tutto inedita per la nostra realtà.

Parlare ad un paese arrabbiato, sfiduciato e confuso non è affatto semplice.

Ma compito dei riformisti è proprio quello di essere presenti nei momenti di difficoltà. E la nostra storia centenaria ci conferma che nei momenti difficili abbiamo sempre fatto la nostra parte.

 

Al nostro Paese serviva un “armistizio” tra le forze politiche responsabili per fare un tratto di strada assieme in questa fase di emergenza. Per questo abbiamo deciso di dare vita a una coalizione assieme al Partito Democratico Cristiano, a Noi Sammarinesi e ad Alleanza Popolare. Una scelta responsabile.

Dopo la vittoria elettorale, al PSD sono state assegnate tre deleghe strategiche, di grande responsabilità.

Vogliamo affrontare questa fase di emergenza apportando un contributo leale e sostanziale all’azione dell’Esecutivo.

Il destino di un Paese dipende anche dalle decisioni che si sanno prendere, e se c’è un momento in cui le accelerazioni vanno fatte questo è proprio il tempo delle grandi crisi. Dobbiamo imprimere un’accelerazione all’azione di governo ed essere il “motore riformista” dell’esecutivo.

 

Nonostante le divisioni del recente passato, l’aggregazione dell’area riformista è da sempre una vocazione del PSD.

Per questo, a mio avviso, dobbiamo guardare con attenzione alle sollecitazioni che provengono dal centro riformista formato dai compagni del PS e dagli amici dell’UPR.

 

Purtroppo il disamore per la politica imperversa nel Paese.

La retorica della fine delle ideologie ha finito per spazzare via idealità e speranze e lasciare campo solo all’ideologia dell’individualismo, del cinismo e del populismo.

Dobbiamo sapere però che, senza rappresentanza dei partiti, pezzi di società perdono voce e crescono le diseguaglianze a favore di quei ceti e poteri in grado di autorappresentarsi.

Senza partiti in grado di costruire una mediazione tra i diversi interessi sociali e i diversi particolarismi, tutto il sistema democratico sarebbe più debole e gli interessi più forti sarebbero dominanti.

L’azione dei riformisti dal 1892 ad oggi ha avuto il merito di promuovere e garantire ogni processo democratico: dall’Arengo del 1906 alla lotta contro il fascismo, dalla rinascita politica e sociale dopo lo sfacelo della seconda guerra mondiale, alle lotte per l’emancipazione dei lavoratori, per l’affermazione dei diritti civili, per il raggiungimento di fondamentali conquiste sociali.

Noi non temiamo il confronto con la piazza e tantomeno con la gente. Il nostro Partito è stato protagonista di numerose battaglie in favore delle fasce più deboli e su questo non possiamo accettare lezioni da nessuno!.

Rispettiamo chi manifesta pacificamente, ma non possiamo tollerare le violenze gratuite.

 

 

Abbiamo bisogno di tornare a misurarci con una società che cambia continuamente. Abbiamo bisogno di ritrovare una sintonia forte fra noi e il Paese.

“Radicamento” vuol dire apparire vicini, saper riconoscere e interpretare i sentimenti e le opinioni che si formano tra i cittadini; vuol dire essere davvero un’istituzione al servizio della società, uno strumento di incontro, di formazione all’impegno civico, di democrazia deliberativa, a disposizione non solo di una ristretta cerchia di militanti.

C’è una trasformazione in atto, che nasce dai profondi mutamenti sociali e delle forme di comunicazione, e sono convinto che occorre un grande sforzo di innovazione.

Penso, in particolare, all’utilizzo della rete come strumento di dialogo con la comunità degli iscritti e degli elettori. I nati dopo il 1970, ma non solo, sono portati a formare la propria opinione politica in rete, e non più su giornali e telegiornali. È ovvio che, in questo quadro, la rete è uno strumento fondamentale per un dialogo tra la dirigenza e le diverse realtà del paese.

Il partito è un organismo che deve essere ben strutturato, dal web ai circoli.

A noi, Socialisti e Democratici, occorre un Partito molto organizzato, efficiente e preparato, con un gruppo dirigente impegnato ed affiatato, capace di guidare il Paese e di raccogliere consensi. Un partito, come diceva Pietro Nenni, che abbia molte voci, che però, cantino lo stesso inno.

Un partito che riconosce e attribuisce alle persone una vera cittadinanza e la possibilità di esercitare un ruolo attivo.

Un’organizzazione nella quale incontrarsi, discutere e partecipare alle scelte. Un partito vero. Vero perché moderno, perché aperto.

Un partito strutturato più a rete che a piramide, presente e vivo nella società, in particolare attraverso la promozione di una diffusa pratica di formazione politica, rivolta soprattutto ai più giovani, come preparazione alla cittadinanza attiva e consapevole.

 

L’Europa è per noi un obiettivo importante. Noi siamo da sempre sostenitori di una piena integrazione con l’Unione Europea. Il 20 ottobre prossimo sosteniamo il SI perché vogliamo entrare in Europa dalla porta principale, senza tentennamenti, senza se e senza ma.

 

Cari compagni,

trasformiamo la rabbia, l’insofferenza, l’indifferenza e l’impazienza che sentiamo intorno a noi in energia positiva. Trasformiamo la protesta in proposta.

Con intelligenza, con convinzione, con entusiasmo, con passione, prepariamo giorni migliori per questo Paese!.

 

Grazie.

 

 

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