COMUNICATO
Intervento Mirko Tomassoni
Sabato 28 settembre 2013

Compagni e compagne,

 

nel minuti concessi a ciascuno di noi per intervenire, non è facile svolgere tutte quelle considerazioni che in questo Congresso sarebbero più che opportune, quelle che cercherò di fare io in questo intervento partono da un fatto di pochi giorni fa: le proteste organizzate dai movimenti (dove magari sembrava aleggiasse talvolta un certo qualunquismo, per non parlare delle derive di aggressività, che invece ci sono state purtroppo invece e che mi rifiuto assolutamente di accettare), e quel fiume di persone che martedì scorso hanno manifestato contro le politiche di questo Governo.

Tuttavia, in entrambi i casi, ho visto riconfermate le mie forti preoccupazioni a cui vuol tendere questo mio intervento: in mezzo alle tante persone che hanno protestato contro questo Governo, ci sono tantissime persone (troppe) che non vogliono avere nulla a che fare con questo PSD, perché non vi si riconoscono per niente, quindi noi oggi dobbiamo approfondire questo aspetto e capire il perché!  

 

Già alle ultime elezioni abbiamo dato oggettivamente una prova insufficiente rispetto alla nostra capacità di intercettare il voto, in modo particolare quello dei giovani. Anche il Segretario uscente Gerardo Giovagnoli ieri nel suo intervento, ha riconosciuto sostanzialmente quello che è stato in questi quattro anni, e lo è ancora evidentemente, uno dei principali limiti di questo Partito: il fatto che in tanti, soprattutto giovani, se ne siano andati e se ne vadano dal Partito, e non essere attrattivi per loro, e non solo.

 

Qui apro una parentesi: solo per esprimere il mio personale rammarico per la recente uscita dal Partito del Presidente Denise Bronzetti. Credo che, nonostante quelle che potevano essere legittime sue posizioni e comprensibili difficoltà, questo epilogo è stato per molti, ed io tra questi, inaspettato e ci ha messo in forte difficoltà.

Tuttavia, aldilà delle ragioni o dei torti, dobbiamo registrare l’ennesima uscita da questo Partito.

 

Probabilmente alcuni di coloro che se ne sono andati dal Partito saranno stati anche affetti da  smania di arrivismo, magari qualche giovane rampante che nel vedersi la strada ostacolata, ha ritenuto di uscire e di abbandonare il Partito, preferendo percorsi più semplici per soddisfare le proprie ambizioni, ma non credo che tutti abbiano o avessero queste mire, non credo che tutti i giovani che hanno lasciato il Partito fossero aspiranti Leader, credo invece che molti in questo Partito non si riconoscono o non si sentono più rappresentati.

 

Di recente, con l’umiltà di chi non ha la verità in tasca, ma con la ferma convinzione che ci debba essere una svolta vera per questo Partito, io ho fatto pubblicamente appello affinché non si perdesse l’occasione rappresentata da questo Congresso, di raccogliere il disagio e la forte esigenza dei cittadini, soprattutto giovani ma non solo, di avere un punto di riferimento politico-partitico affidabile, rappresentativo e sensibile alle diverse sollecitazioni provenienti dalla gente.

 

Un richiamo il mio, che nasce semplicemente da due ordini di cose:

  • dalla particolare e gravissima situazione in cui versa il Paese, sempre più a rischio di tensioni sociali e senza, perlomeno nel breve periodo, oggettivi segnali di rilancio economico.
  • da Partiti immersi in un sistema politico estremamente personalizzato, ad appannaggio di un’elite di poche persone, sempre più innervato di potere e talvolta poco incline all’integrità e alla moralità.

 

E’ assolutamente necessario secondo me quindi avere un Partito nuovo in tutto, un Partito strutturato, presente e pronto al servizio della gente, e soprattutto credibile. Questa oggi è la sfida più importante che abbiamo di fronte, un obbiettivo che deve prevalere sui timori legittimi delle varie anime e correnti che compongono il PSD.

 

Abbiamo assoluto bisogno di compiere, a ragion veduta, alcune scelte coraggiose, per segnare una profonda linea di demarcazione rispetto al passato, e che ci incoraggi a guardare con più fiducia ad un futuro comunque già pieno di incognite.

 

Dobbiamo promuovere con determinazione un modo diverso di intendere la politica, basato sull’etica, sul merito, sulla trasparenza per una San Marino più pulita, più giusta, più colta e più efficiente.

 

In premessa accennavo al nostro insoddisfacente risultato elettorale alle ultime elezioni: credo che le stesse manifestazioni di fronte a Palazzo Pubblico di questi giorni, quella cioè che oramai moltissimi cittadini e cittadine, e soprattutto tutti coloro che si affacciano oggi alla vita sociale, al mondo del lavoro, alla politica, ragazzi e ragazze ventenni, trentenni, molti sono nostri figli, poco importa delle passate vicissitudini e divisioni dei comunisti, dei democristiani, dei socialisti e via andare…

Ingenuamente, forse, ma sicuramente innocentemente, essi vogliono semplicemente un modo di fare politica diverso e riferimenti (quindi i Partiti) diversi e rinnovati, nella pratica della politica, nell’organizzazione, nella comunicazione e nelle persone. 

 

Posto che il supporto di chi ha esperienza è chiaramente necessario e fondamentale, tuttavia lo spazio ai giovani non deve essere più di propaganda, perché queste generazioni stanno vivendo in una San Marino che propone loro poche prospettive. Si ritrovano addirittura ad affrontare sfide che in qualche caso assumono un carattere molto preoccupante, se non inquietante, essendosi parato d’innanzi a loro un quadro disarmante di un Paese a rischio, in balia di fenomeni e pratiche politiche che poco hanno a che fare con la San Marino ed il modo di intendere la politica che anche io vorrei.

 

Io penso quindi ad un PSD quale casa politica a cui possano riferirsi e ritrovarsi queste generazioni, e noi dobbiamo assolutamente ragionare e intervenire su questo…per loro, ma anche per il resto della cittadinanza.

Non possiamo più sottovalutare le sacche di debolezza in termini di trasparenza delle regole democratiche che riguardano il sistema partitico e politico sammarinese, e che hanno logorato sempre più profondamente la fiducia dei sammarinesi verso la politica e purtroppo anche verso le istituzioni. Oramai si vede a occhio nudo, si respira, una stanchezza verso la politica, un senso di inutilità di questa, di irrilevanza per la concreta vita dei cittadini, una politica frammentata, litigiosa, rissosa, spesso incapace di risposte di governo celeri ed efficaci.

 

Pertanto, ritengo che ci siano fondate ragioni per fare la scelta netta di cambiare il libro, e non semplicemente voltare una pagina, ed il compito di molti in questa sala che, bene o male, la storia del Partito l’hanno portata fino a qui, è secondo me quello di dare tutti il proprio contributo affinché il PSD diventi lo strumento con cui altri scriveranno un altro pezzo di storia del Partito.

 

Se ne sono andati in tanti, troppi…e si ripeteranno ancora le defezioni ed il rischio di rotture se non ci impegniamo a recuperare quel senso di solidarietà politica generazionale, tra chi la pensa diversamente ed anche tra le diverse componenti all’interno del Partito, altrimenti è inutile raccontarci che siamo un Partito con una forte vocazione aggregativa.

 

Noi dovremmo imparare ad alimentare e consolidare le ragioni che ci uniscono, e non quelle che ci dividono. Le ragioni che ci uniscono non sono altro che i valori e le politiche di un Partito di sinistra, e sono convinto che, consapevoli oramai del quadro in cui gongolava il Paese, e della situazione in cui invece ci ritroviamo oggi, sapremo sostenere queste ragioni e sapremo trovare le passioni, le idee e le soluzioni necessarie, ma dobbiamo impegnarci tutti, se vogliamo dar voce e corpo a queste ragioni.

 

Queste credo siano le riflessioni, oltre ai requisiti personali di cui ho sentito molto parlare in questi ultimi giorni, sulle quali dovrebbero convergere anche le scelte di quelle persone che andranno a guidare e gestire il PSD di domani, senza dimenticare che il nostro primo dovere oggi è governare, e soddisfare le aspettative di chi ci ha votato.

 

Infatti il Governo è impegnato nel difficile lavoro di risanamento dei conti pubblici, nel far ripartire l’economia, nel dare risposte agli inoccupati…c’è una legge sullo sviluppo, una riforma tributaria alle porte, la revisione della spesa… noi dobbiamo tutti responsabilmente dare sostegno e forza a questo Esecutivo, in questo momento straordinario che ci vede in maggioranza assieme alla DC, NS e ad AP. In modo particolare, il nostro sostegno deve essere rivolto ovviamente ai nostri rappresentanti di Governo che si fanno carico di Settori estremamente gravosi, anche se, devo confessare, che mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe ancor oggi, una maggior presenza e pressione da parte di un Partito di sinistra come il nostro, a difesa delle fasce della popolazione più vulnerabile ed in condizione di maggior difficoltà sia nei Settori di competenza dei nostri tre Segretari di Stato, sia verso altre tematiche, quali ad esempio, le politiche della sanità, il tema della laicità quale spazio della libertà di tutti…ecc.

 

Roosevelt nel tentativo di rendere migliori, più chiare e moderne certe situazioni, diceva: "se dobbiamo abbattere un albero e abbiamo tre ore, sarà bene che due ore e trequarti li utilizziamo per affilare l'accetta". In questi ultimi giorni, assieme ad altri compagni, abbiamo affilato l’accetta politicamente sino a questo momento, sino al banco di prova rappresentato da questo Congresso. Proprio perché vogliamo un Partito migliore…e non abbatterlo, con il rischio di abbattere, peraltro, anche il Governo.

 

Il mio è un appello quindi a tutti quanti per lavorare assieme per scongiurare ulteriori uscite.

 

Il PSD ha le risorse per essere il cambiamento, ha la cultura, ha tutto per potercela fare e ce la possiamo fare. Se non ce la faremo sarà per colpa nostra, sarà per colpa delle nostre divisioni, sarà per colpa dei nostri personalismi, dei nostri egoismi, per la nostra cecità e per la nostra avidità.

 

“ACCELLERATORI DI SVILUPPO PROTAGONISTI DEL FUTURO” è il titolo di questa Assise, acceleriamo allora anche nel cambiare i caratteri ed i connotati ad una politica, che ha fatto i conti (incluso molti sbagli) con una maledizione che ha contrassegnato un ventennio della nostra vicenda storica collettiva.

 

Acceleriamo, perché abbiamo davanti una sfida epocale che non possiamo sbagliare, ossia quella di avere una San Marino migliore, più giusta, più ricca, più colta, più consapevole, più orgogliosa. Una sfida, concludo, che ci consegna un compito di forte responsabilità e al tempo stesso una grande opportunità, un Partito dei Socialisti e dei Democratici nuovo, forte, europeista e credibile.

 

Grazie

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