COMUNICATO
Relazione Segretario Giovagnoli bozza non corretta
Sabato 28 settembre 2013

Compagne e compagni, gentili ospiti, cittadini,

la Repubblica di San Marino sta vivendo un periodo di lunga transizione dopo la fine di un modello molto peculiare, che ha garantito decenni di crescita economica caotica supportata e spinta da una politica poco lungimirante che ha confuso la facilità del fare affari con la capacità di saperli governare, la discrezionalità con la corruzione. Un modello incompatibile con gli standard internazionali, basato su pilastri che ci differenziavano sul piano della segretezza, sulla resistenza alla possibilità di conoscere quello che nei gangli del potere bancario e finanziario accadeva. Un modello la cui vulnerabilità non è stata tenuta in debita considerazione, in particolare nel rapporto con il nostro vicino, l’Italia. Una vulnerabilità che si può sinteticamente esprimere con pochi numeri: in soli quattro anni il PIL è calato di oltre il 25%, la raccolta bancaria diminuita di circa il 50%, la disoccupazione quadruplicata, gli introiti per lo stato ridotti del 30% pur avendo posto in essere diverse correzioni al rialzo delle aliquote in molteplici settori. Tutto ciò è stato provocato dal combinato disposto di un processo che coinvolge un po’ tutti i paesi Europei, cioè la crisi economica generale, e da due singoli provvedimenti italiani, lo scudo fiscale e la black list, che hanno prodotto la maggior parte dei citati effetti nefasti, il primo sul lato bancario ed il secondo sull’economia reale. L’insieme degli errori rappresentati ha prodotto un mutamento radicale dell’agenda politica dal 2009 ad ora. Il terrore per l’inserimento nelle black list ci ha condotto al recepimento di innumerevoli regolamenti e normative, quindi è stato alto l’impegno profuso per adattarsi agli standard elaborati da organismi internazionali quali moneyval e OCSE, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea relativi alla trasparenza, alla legalità, alla salute dei conti pubblici, in definitiva per poter riconoscere San Marino quale paese allineato ed in grado di competere come gli altri sullo scenario internazionale.

Il rifiuto di parte della classe politica, economica e bancaria sammarinese di firmare l’accordo di cooperazione nel 2006 indica proprio quella presunzione di autosufficienza e quella sicumera che la Repubblica non si poteva permettere e che non si potrà più permettere.

Nel 2009 i governi sammarinesi e italiano tornavano a firmare l’Accordo di Cooperazione ma paradossalmente proprio da allora e per quasi quattro anni, è iniziato un periodo di gelo, contrassegnato dalla sfiducia, anche esagerata, dell’amministrazione italiana nel nostro operato, e ammettiamolo, anche da errori del governo sammarinese come quello della decapitazione di Banca Centrale e della sua lentissima sostituzione. Il PSD ha voluto giocare un ruolo positivo dall’opposizione ed ha favorito tutti quei provvedimenti verso la trasparenza e la cooperazione che hanno condotto finalmente alla doppia ratifica all’unanimità dei due rami del Parlamento italiano, con l’ultimo voto al Senato dell’8 luglio scorso, dell’accordo contro le doppie imposizioni. Ora i rapporti con la Repubblica Italiana sono ormai normalizzati, inbinariati su canali di collegamento istituzionali a livello di Governi e di Parlamenti. Per il ripristino della buona condizione attuale dobbiamo riconoscere il ruolo di amici parlamentari che militano in partiti diversi, molti sono qui, li saluto e li ringrazio, ma permettetemi di ringraziare e ricordare in particolare il compianto Massimo Vannucci, scomparso il 5 ottobre del 2012, la sua opera e la sua umanità non ci hanno abbandonato. Abbiamo accolto inoltre con grande soddisfazione l’annuncio della visita del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, una visita che non si verificava dal 1990, allora era Presidente Francesco Cossiga. Credo che tale evento storico sancisca definitivamente l’avvio di una nuova stagione di collaborazione e rapporto improntato al mutuo vantaggio, alla trasparenza, al rispetto.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Gli ultimi anni sono stati poi caratterizzati da un fenomeno terribile e nuovo per San Marino, anch’esso frutto di debolezza istituzionale e di una cultura che ha messo al centro dell’attenzione il fine del profitto rispetto a qualsiasi mezzo per ottenerlo, il fenomeno della criminalità organizzata. Molti danni sono stati prodotti da ciò, per tutti gli ambiti della vita pubblica del Paese. Si è passati dal riciclaggio, all’insediamento di attività economiche controllate dal malaffare, alle minacce personali; una escalation che poteva condurre al disastro e dalla quale ci siamo salvati, almeno inizialmente, solo attraverso l’azione della magistratura italiana. Rispetto al rischio di penetrazione della criminalità organizzata ed alla generazione di specifici anticorpi non possiamo dirci soddisfatti: è un problema culturale, certamente, ma dobbiamo impegnarci maggiormente sulle normative e soprattutto sulla loro applicazione. E’ necessario proseguire il cammino con convinzione, per migliorare il funzionamento della giustizia; anche secondo la relazione da poco valutata in Commissione Giustizia, permangono lacune che dobbiamo correggere, senza però fare in modo da compromettere l’autonomia del tribunale. A proposito di giustizia vorrei confermare la bontà del lavoro della Commissione Antimafia con poteri d’inchiesta, le conclusioni hanno ottenuto il consenso unanime di tutti i partiti, su un tema delicatissimo affrontato per la prima volta, e fin’allora divisivo, come quello del rapporto tra criminalità organizzata e politica. Ritengo che il fatto che i due Capitani Reggenti che saranno in carica dal 1° ottobre, hanno entrambi lavorato in quella Commissione, sia significativo. Colgo l’occasione di rivolgere a Gian Carlo Capicchioni ed a Anna Maria Muccioli un grande augurio per il prossimo semestre di reggenza.

Per quanto ci riguarda come partito, ci accingiamo per la prima volta ad approvare un codice etico che normerà in maniera chiara e tassativa la candidabilità, il funzionamento interno, la sospensione o l’espulsione dal PSD, in casi in cui vi siano condanne o coinvolgimenti in processi, non dando adito a giustizialismo interno ma considerando che la moralità dell’agire pubblico e l’opportunità politica nel permanere in certi incarichi sono concetti non più ignorabili e che devono diventare parte di una vera e propria cultura politica.

INSERIMENTO NEL CONTESTO INTERNAZIONALE

Siamo inseriti in un contesto di regole e di relazioni internazionali che devono essere alla base non solo della politica estera ma anche di quella economica, addirittura di scelte economiche interne, come quelle della tassazione del reddito d’impresa. E’ un cammino iniziato da un lustro e che credo non terminerà più. Siamo consapevoli che il cambiamento di paradigma per il nostro sistema, da isolato e concentrato su un solo mercato di riferimento, a integrato e necessariamente con meno privilegi, non sarà reversibile. Il PSD ha facilitato quello che abbiamo chiamato “il cambio di passo” già dalla scorsa legislatura pur essendo all’opposizione e proposto leggi, come quella sullo scambio di informazioni unilaterale e predisponente lo scambio automatico di informazioni, che denotano un atteggiamento che vogliamo sia un carattere distintivo per la Repubblica del futuro: essere capaci di comprendere in anticipo i cambiamenti, in particolare quelli che non possiamo controllare, sui quali non potremo fare altro che adeguarci, ma ponendo le tematiche in anticipo, evitare la rincorsa che abbiamo dovuto compiere in questi anni, perdendo occasioni, economia, lavoro e reputazione.

E questo significa ora muoversi con intelligenza nella rinegoziazione dell’accordo ecofin sulla tassazione dei redditi da risparmio, significando la nostra volontà verso lo scambio automatico di informazioni, ma anche la necessità di potersi muovere a livello europeo nel campo bancario e finanziario come gli altri stati, attualmente invece siamo nella sconveniente posizione di chi si sta adeguando a normative decise altrove senza poter beneficiare di uno status di equivalenza.

LA RIFORMA FISCALE

Lo sciopero generale di martedì scorso contro la riforma fiscale ha avuto una mobilitazione enorme dimostrando l’inquietudine di larga parte dei lavoratori di perdere potere d’acquisto e soprattutto, probabilmente, di perdere l’occupazione stessa. Per la maggioranza tale manifestazione, non voglio qui occuparmi di alcuni eccessi verificatisi e opera di pochi individui, è uno sprone importante per impegnarsi a trovare un accordo condiviso sulla riforma fiscale in valutazione in queste settimane che dobbiamo esserne consapevoli, è un provvedimento necessario sebbene avversato e contestato. Sappiamo che la media delle aliquote effettive della tassazione sul lavoro dipendente sono circa un terzo della media europea. Sappiamo altresì che rispetto ai redditi non certi delle persone fisiche, il nostro sistema fiscale non si è distinto per particolari capacità nell’emersione dei redditi e per il contenimento dell’evasione. Nondimeno tanti introiti non erano proprio tassati, dai dividendi, ai guadagni in borsa. E’ evidente che su tutti questi aspetti si debba cambiare, con una cautela particolare però per i nostri concittadini il cui reddito va speso per la maggior parte nel sostentamento. La tassazione su tale parte deve essere leggerissima, e l’equità generale e comparativa tra le varie classi di lavoratori dipendenti e non, deve essere trovata. Vorrei però segnalare le tante novità che sono già parte del confronto: la reintroduzione del reato di evasione fiscale, la possibilità di incrociare tutti i dati utili in un solo collettore di informazioni disponibile per l’ufficio tributario,ora i database di diversi uffici pubblici sono compartimenti stagni, l’utilizzo della SMAC quale strumento utile agli accertamenti ed al funzionamento del principio della contrapposizione degli interessi, la possibilità facilitata dei controlli bancari, la fine del regime forfetario, il potenziamento dell’unità tributaria per accompagnare tutto ciò. Credo non siano riforme da poco, anzi proprio radicali visto il sistema precedente.

IL SENSO E LA RIFORMA DELLA COALIZIONE

La coalizione San Marino Bene Comune ha preso vita proprio per non rimandare ulteriormente riforme dolorose ma necessarie, per mettere in sicurezza i conti e stabilire un nuovo modello di sviluppo. Il PSD ha ritenuto che un patto tra le forze più rappresentative fosse imprescindibile per ottenere tali risultati, in particolare per concordare assieme cambiamenti che non devono durare una sola legislatura ed essere alla mercé di una alternanza che sarà comunque naturale una volta passata questa stagione di emergenze. Il PSD conferma quindi la bontà della coalizione creata l’anno scorso assieme alla Democrazia Cristiana, a Noi Sammarinesi e ad Alleanza Popolare e che ha ottenuto il consenso di più della metà dell’elettorato.

L’IMPEGNO DEL PSD

Il PSD ha lavorato in questi primi mesi di Governo con in testa alcune direttive chiare, alcune di rottura rispetto ad un passato caratterizzato da un’economia chiusa e altre impopolari:

·         non sfuggire alla difficile congiuntura economica, rappresentare la realtà per quello che è;

·         dare nuove ali all’economia puntando su uno sviluppo orientato all’apertura del nostro mercato agli investimenti internazionali, nella compatibilità e nella trasparenza, preservando tuttavia una concorrenzialità di cui non possiamo fare a meno; la legge sullo sviluppo, che vorrei ricordare, è stata analizzata e approvata prima di impegnarsi sulla riforma fiscale e sull’applicazione della patrimoniale, indica che abbiamo posto subito all’attenzione del Paese un modello di sviluppo su cui esorto la maggioranza ed il governo a rendere operative le disposizioni prima possibile, pur nella consapevolezza che il cammino non si esaurisce con tale provvedimento;

·         essere capaci di proporre soluzioni per riportare il bilancio in parità attraverso una ponderata azione di tagli della spesa pubblica e di aumento della pressione fiscale;

·         fare tutto ciò mantenendo i veri pilastri della nostra società: lo stato sociale e l’istruzione pubblica. Creato nel 1955 dai nostri predecessori politici, il sistema obbligatorio di Sicurezza Sociale è ancora oggi un fiore all’occhiello riconosciuto anche internazionalmente e che produce l’aspettativa di vita più alta e la mortalità infantile più bassa tra i 194 paesi membri dell’OMS. Vero collante della nostra società il sistema pubblico sanitario e previdenziale non può che rimanere un punto di riferimento fondamentale; parimenti la scuola pubblica ha plasmato tante generazioni di sammarinesi, con una formazione di qualità e attraendo studenti anche dal circondario. Non possiamo che essere orgogliosi di ciò e mantenere alto il livello, senza permettere ai tagli di scalfire le conquiste raggiunte. Su questo il PSD è lieto che il Consiglio abbia bocciato l’Istanza d’Arengo che aveva un proposito illogico e antistorico, quello di abolire il rimborso del trasporto giornaliero fuori territorio.

Vorrei in particolare sottolineare l’impegno del PSD a conformare un modello di sviluppo diverso da quello degli ultimi decenni, che sia compatibile non solo con le organizzazioni internazionali ma anche con il nostro territorio, ricordando che la cicatrice più visibile della mancanza di lungimiranza sono gli 8000 appartamenti sfitti e le strutture edilizie sproporzionate che li contengono, e con la mancanza di risorse energetiche e idriche che ci affligge. Molta più attenzione deve essere dedicata al ciclo dei rifiuti, cambiando il paradigma secondo il quale ciò che non è più utilizzabile debba essere bruciato o posto in discarica e considerando risorsa anche ciò che appare di scarto; supportiamo quindi la strategia “rifiuti zero”. Molto più impegno deve essere messo in campo per abbattere per i consumi pubblici, che rappresentano circa il 10% del totale e per produrre energia da fonti rinnovabili magari facendo in modo di essere il primo stato i cui consumi pubblici sono compensati da produzione energetica non inquinante. Allo stesso modo si devono incentivare tutti quei comportamenti e quelle tecnologie che favoriscono la diminuzione dei consumi elettrici, termici e di combustibile e che rendono più efficienti le nostre abitazioni, le nostre autovetture, ma anche i processi produttivi. Spendiamo circa 40 milioni di euro annui tra acqua, elettricità e gas metano e smaltimento dei rifiuti, pensiamo si possa fare molto per risparmiare.

Altri due elementi prioritari che voglio citare: la diminuzione della burocrazia e il miglioramento delle infrastrutture, in particolare quelle tecnologiche digitali.

Per poter essere competitivi con i migliori paesi europei, questa l’ambizione che dovremmo mantenere sempre, dobbiamo cogliere l’occasione data dalla revisione della spesa pubblica per migliorare l’efficienza della PA, la sua velocità di risposta all’istruzione delle pratiche, in particolare quelle con valenza economica positiva, magari estendendo il principio del silenzio assenso nei casi in cui non vi sia risposta nei tempi previsti, che devono essere molto più veloci di oggi per richieste di licenze, controlli preventivi, etc. Dobbiamo vedere la PA come una risorsa, e la nomina della DGFP deve essere un punto di svolta nella sua ristrutturazione con un atteggiamento positivo in cui le risorse umane devono essere considerate parte della soluzione, non un problema da estirpare.

Due obiettivi da perseguire da subito sono il completamento dell’informatizzazione e la semplificazione burocratica. I servizi di telefonia mobile e internet attuali denunciano lacune tecniche ma anche di scelta strategica rispetto al sostanziale stato di monopolio ormai anacronistico. E’ necessario mettere in discussione tutto il comparto e stabilire se aprire alla competizione, valutando magari di non multiplare antenne e cablaggi mettendoli a disposizione di tutti i futuri operatori, ma dando precise garanzie sulla qualità dei servizi, la velocità, l’accesso. Non possiamo presentarci ad investitori esterni con cattive posizioni nelle classifiche riguardanti il funzionamento della burocrazia ed i servizi digitali. Tra l’altro, è notizia di questi giorni il passaggio di proprietà di Telecom Italia che gestisce sostanzialmente telefonia fissa e mobile e la rete internet in Repubblica, è forse bene da subito capire quali sono le intenzioni della nuova gestione nei nostri confronti e magari anticipare i tempi della proposta appena letta.

Questo richiederà anche capacità dello stato di fare investimenti, non si può solo pensare a come ridurre la spesa pubblica, ma a come qualificarla, e non dobbiamo avere paura dell’indebitamento se esso viene prodotto per uno scopo, per lo sviluppo, la ripresa economica o la costruzione di infrastrutture strategiche per San Marino. L’idea dell’Istituto Finanziario Pubblico va esattamente in questa direzione.

L’ORIZZONTE EUROPEO

Per noi c’è un carattere, direi genetico, che ci fa rivolgere lo sguardo al di là dei nostri confini e per questo partecipiamo all’Internazionale Socialista ed al Partito Socialista Europeo, che forniscono progetti e visioni politiche che fanno da faro al nostro cammino. Anche per questo il referendum per la richiesta di adesione all’Unione Europea che si svolgerà il 20 ottobre è un evento storico per il PSD e crediamo per tutto il Paese. Il 20 ottobre sarà poi un giorno particolare per tutti noi del PSD e non solo, perché proprio quel giorno ricorrerà il decimo anniversario della morte della compagna Emma Rossi, che tanto si è battuta per raggiungere l’unità dei partiti riformisti, il suo esempio e la sua opera permarranno a lungo. Il referendum rappresenta la possibilità, conferita direttamente all’elettorato, di scegliere con chiarezza una direzione che significa maggiori libertà e diritti per i sammarinesi. Questa per noi si traduce nel potersi definire cittadini europei, un grande valore, soprattutto per i giovani. Più opportunità di lavoro, di formazione, ma anche di miglioramento della qualità della pubblica amministrazione e delle nostre capacità diplomatiche. Votare sì rappresenta l’inizio di un cambiamento culturale positivo, non la fine di un processo, non l’ingresso nell’Unione Europea, che dovrà essere nel caso sottoposto a referendum confermativo, come richiesto dallo stesso quesito. Un percorso per una maggiore integrazione già ora è attivo e ci vede impegnati assieme ai principati di Andorra e Monaco; riteniamo esso vada comunque nella direzione giusta, ma anche che avanzare la richiesta di adesione, e farlo attraverso l’espressione popolare sia il modo migliore, quello che dà più garanzie all’Europa e a noi della convinzione rispetto ai passi da compiere, impegnativi, da negoziare per le evidenti peculiarità di una città stato come San Marino in quanto a dimensioni e storia. Sulle quattro libertà fondamentali, per esempio, che in ogni caso sono l’obiettivo principale del processo di integrazione già in corso. Ricevere il sì di almeno il 32% degli aventi diritto, così da superare il quorum, consegnerebbe molta più forza all’azione verso l’integrazione intrapresa dal Governo e generata dal programma elettorale. A proposito dell’impegno europeo di San Marino non posso fare a meno di menzionare la celebrazione del 25° anno dall’ingresso della Repubblica di San Marino nel Consiglio d’Europa che ricorre il 16 novembre. Siamo stati protagonisti di un semestre di presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nel 2006, per il quale ci è riconosciuto un lavoro molto positivo per aver portato all’attenzione internazionale il tema della dimensione religiosa del dialogo interculturale, e ciò indica quanto, anche con le nostre limitate possibilità, si può essere incisivi e degni di nota a livello europeo e non solo.

POSIZIONAMENTO E RELAZIONI POLITICHE

Il PSD conferma la volontà di porsi quale attrattore delle forze politiche riformiste e del suo elettorato, mettendo da parte personalismi e un passato recente fatto di divisioni e tentativi non riusciti di ri-unioni. Dobbiamo aprire una nuova stagione di proposte e confronto senza preclusioni, ricercando convergenze non tattiche, che rischiano di non tenere alla prova del tempo, ma sulle prospettive, sulle riforme, sull’idea che abbiamo di Paese. Non possiamo non sottolineare a tal proposito il disgelo dei rapporti con il Partito Socialista, la fine del periodo di ostracismo, alimentato in passato da problemi più personali che politici; rapporti che ora devono portare ad un nuova era, siamo convinti che le posizioni ideali e programmatiche convergenti devono giocare un ruolo più forte di quanto accaduto negli ultimi anni. E siamo tuttora convinti del fatto che le forze riformiste non devono essere disperse in più rivoli, dobbiamo lavorare per ritrovare le ragioni dell’unità. Questo atteggiamento deve essere di apertura anche per altre forze politiche se interessate e mi riferisco anche a Sinistra Unita che sta vivendo un periodo di trasformazione e rinnovamento. Vorrei altresì ricordare il positivo rapporto con l’UPR che l’anno scorso stava per condurre ad una comune lista elettorale, credo che la posizione di responsabilità mantenuta in questi mesi sia da apprezzare e sia bene coltivare maggiormente il confronto dopo il Congresso.

Le elezioni del 2012 hanno prodotto un mutamento non ignorabile nel panorama consiliare, ovvero la novità dei movimenti che sono stati in grado di richiamare al voto quella parte di elettorato che non ha trovato nei partiti tradizionali una valida soluzione, in particolare essi hanno intercettato tanta parte dell’elettorato giovane. Il PSD, lo ammetto, non è stato invece in grado di coinvolgere tale fetta di cittadinanza, non solo per lo scomodo ruolo di partito che provenendo dall’opposizione si presentava con un programma improntato alla responsabilità e ben poco alla demagogia. Su questo non posso che assumermi le responsabilità di Segretario nel non aver comunque recepito alcuni indirizzi di rottura con certe pratiche o messaggi non chiari tipici di un partito tradizionale. Sicuramente sarà necessario valutare un funzionamento del partito più consono ai tempi, in grado di richiamare nuove risorse, se c’è qualcosa che invidio ai movimenti è infatti la capacità di rendere appassionata e coinvolgente, e quindi attrattiva, l’ideazione ed il confronto politico tra gli aderenti o simpatizzanti, al di là anche del fatto che ora dall’opposizione è molto più semplice tenere un certo atteggiamento e avere appeal. Credo abbiamo le risorse e le intenzioni per sovvertire tale andamento.

 Il rapporto con i movimenti è stato per ora difficile e ci separano alcune scelte di fondo sul modello di Paese, soprattutto con RETE. Con Civico10 credo possa essere interessante il confronto che sarà avviato da subito riguardo la comune visione sul referendum europeo.

CONCLUSIONI

In questi quattro anni ho condotto il PSD con i limiti dell’inesperienza iniziale e nella difficoltà di gestire un partito che era stato dilaniato dalla scissione del PSRS e dalla ricerca spasmodica di equilibri tra le diverse correnti che purtroppo non è mai terminata. Nel lavoro di cucitura ho speso molte energie e forse, in alcuni frangenti avrei dovuto essere più deciso nel prendere posizione anche a costo di essere bollato come di parte. Ho fatto però sempre quello che ritenevo utile per il partito e nella direzione della concordia. Siamo però usciti dall’isolamento politico drammatico che soffrivamo nel 2009, abbiamo riacquisito centralità e capacità progettuale, poi costruito una coalizione che ci ha riportato a vincere, pur considerando il risultato elettorale non soddisfacente. E ora possiamo annoverare un numero di tesserati assolutamente incoraggiante che dobbiamo essere in grado di convertire da aderenti in assidui attivisti.

Penso che nonostante tutti i limiti che ho descritto e altri che probabilmente ho tralasciato di questo quadriennio di Segreteria, e grazie ai tanti compagni che mi hanno supportato, abbiamo fatto molti passi in avanti e sono a disposizione del partito per continuare a migliorare l’azione per aumentare la forza politica, ideale e numerica del PSD.

In conclusione il PSD si ritrova al centro del momento politico con questo Congresso, mettiamo tutta la nostra esperienza e abilità nel dare chiarezza ad aderenti e cittadini sul loro futuro e quello del Paese, su come dare risposte a chi si ritrova in difficoltà, sulla disoccupazione e la ripresa, sulla prospettiva più che sugli errori del passato. Concentriamoci su San Marino ed il suo futuro che deve tornare ad essere fiorente, ma su pilastri sostenibili e duraturi. Diamo fiducia e speranza ai cittadini, alimentiamo la partecipazione e cerchiamo di rappresentare meglio di quanto abbiamo fatto fin’ora il cambiamento su cui stiamo lavorando, il cambio di passo che ancora non è stato raggiunto ma di cui dobbiamo essere protagonisti. Viva il PSD, viva la Repubblica di San Marino.

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